007 – Missione pesa alla Pesa.

Una squadra coriacea, volitiva, mai doma. Un collettivo non dotato di grandi individualità ma di un solido gioco. Forse non belli esteticamente ma efficaci ed essenziali. Tutto ciò è il Bar alla Pesa, fusione societaria tra il vecchio Azzanello e la casa di riposo “Tramonti sereni” di Pasiano di Pordenone. Solo due cose potevano inframmezzarsi tra loro e i tre punti contro la ViaVerdi, la sfortuna e…

Timoteo

Timoteo

Ma chi è Timothy Dalton? Un amico per le mamme o una iradiddio sulla fascia destra? Probabilmente entrambe le cose. In attesa della carrellata riepilogativa sulla rosa della ViaVerdi, conosciamo da vicino uno degli eroi di giornata, con uno stralcio dell’intervista rilasciata a Ciaknews dal giovane Timothy Dalton, nato a Guantanamo (Pn) nel 2004, alla prima del suo film da protagonista 007- Missione pesa alla Pesa.

Q: Timothy, è vero che quand’eri un neonato tua mamma ti metteva l’aglio nel biberon per trovarti anche al buio?
A: No, è una voce messa in giro da Sean Connery e Roger Moore.
Q: Timothy, lo sapevi che le sopracciglia di Niki Lauda non sono mai ricresciute?
A: Chi?
Q: Timothy, è vero che nel 70 d.C. Paolo di Tarso ti ha eletto vescovo di Efeso?
A: No, è una brutta carognata detta da Daniel Craig.
Q: Timothy, con chi vuoi dividere i meriti per il tuo gol?
A: Con il portiere avversario, Eupremio Ruggiero.

Ma non è solo Timoteo l’eroe di giornata, il premio Hombre Vertical goes to…Mirco Babuin. Se cerchi Babuin su google immagini esce questo:

Mirco Babuin da una foto d'archivio di un autovelox.

Mirco Babuin in una foto d’archivio di un autovelox a Fagnigola.

Con il rigore parato ieri sera nei minuti finali di Bar alla Pesa – ViaVerdi 3-4 Mirco Babuin supera Gianluigi Buffon come rigori parati in carriera (3). Sul ribaltamento di fronte post rigore, la ViaVerdi segna con Timothy Dalton . Ma chi è Timothy Dalton? Un amico per le mamme o una iradiddio sulla fascia destra? Ah no, già fatto.

L’antitabellino e le Antipagelle

Bar alla Pesa – Via Verdi 3-4 Zoia (BaP), Trevisan (VV), Sutto (BaP), Andriani (VV), Valeri (BaP), Antonino (VV), Dalton (VV).
Spettatori: non credo ce ne fossero perché il campo di Azzanello veniva usato dagli Americani per i test nucleari. E poi il terreno di gioco dà su ettari di palude.
Note: Trevisan sul primo gol della Viaverdi scivola, colpisce il pallone a campanile, la palla prende una strana traiettoria, batte sulla traversa e sulla schiena del portiere per l’1-1. Ho visto una sola volta un gol del genere: Lorient-Ajaccio su Pes. Trevisan ha avuto la decenza di non esultare. Il gran gol di Antonino viene vanificato da una partita folle e rischia l’oblio. Salviamo i gesti tecnici dall’estinzione! Babuin festeggia con un rigore le sue 16.000 presenze con la maglia neroverde. Ma apriamo il televoto: Mirco Babuin è più bello o più bravo?
Note aggiuntive: datemi il nome dell’architetto che ha pensato gli spogliatoi del campo di Azzanello. Mi serve per la cuccia del mio cane invisibile.

Babuin: sembra la versione barbuta di Milagros con Grecia Colmenares.
Krasilnikov: dichiara: non ho mai avuto un infortunio muscolare perché bevo tanta birra (non è uno scherzo)
Siddi: a 62 anni corre come un regazzino delle medie-inferiori.
Baz: reduce dal terzo tempo di Bannia, dal quale non è mai tornato.
Cataldi: la peperonata alle 18.30 non è stata una grande idea.
Cieol: fa legna in mezzo ma a volte la lascia lì.
Mior: non nella miòr condizione. Esce per omosessualità a fine primo tempo.
Timmy: ce l’ho nel fantacalcio csi.
Andriani: si becca un giallo per aver elencato tutti i codici iban dei parenti di un avversario reo di un fallaccio a metà campo.
Trevisan: la madonna di Lourdes avrebbe dichiarato che lei un gol del genere non sarebbe riuscita a farlo.
Antonino: un gol di pregio. Da antoniologia.

Di Benedetto: si guadagna la vita eterna con un disimpegno di tacco fallito al limite dell’area che ha raccolto le bestemmie d’acciaio di una intera squadra amatoriale.
Lo Coco: perno inamovibile.
Del Col: ancora da rivedere l’intesa con se stesso, ma si sta ambientando.
Ferdinand: eccetto un paio di disimpegni falliti, qualche irruenza di troppo, un cross direttamente sul fondo ed un rigore per un fallo di mano nella propria area, non ha fatto male. Avercene con quella grinta.
Devid Alba: Rientra in campo dopo l’amputazione delle gambe, non se la cava male.
Bergamasco: entra e segna. E anche se non è andata così è andata così.

E ricordate il motto del Sarone: Andone? Restone? O cossa fone? 

Le cronache di Arnica

Codesta narra le gesta del pelìde Miòr che perse il pallone con cui giocava da pargolo, dentro la palude attorniata da fossi e pioppi: tanto che la palude era soprannominata dai villani del loco la palude dei fossi e dei pioppi. E come per incanto da imberbe fanciullo che ancora non sapeva se il suo nome si scrivesse con una o due “enne” (ossia se Denis o Nenis), si ritrovò baldo vincastro del centrocampo verdiano a guidare un manipolo di manigoldi verso il prestigio et l’honore. Il terribile tiranno di Arnica insidiava i confini della contea banniese retti dal saggio re Achille I (detto Toffolone), famoso  per la cottura sulle braci con la carne disposta rigorosamente col 3-5-2 (tre wurstel, cinque bistecchine e due coste; più Babuin). Il salomonico Achille vistosi accerchiato dalle schiere con vessillo bianco\azzurro chiese ai suoi opliti l’agone per la vittoria. << Vittoria per noi è libertà>> pare abbia incitato gli stallieri a fine primo tempo. Miòr, come ridestatosi da un sogno che aveva fatto da bambino in cui suo nonno gli regalava le sue prime scarpe da calcio, dicendogli:<< Queste sarebbero per te se non fossi nata femminuccia>>. Al rimbrotto del bambino che lui non era per niente una femminuccia, il nonno esplose in un tripudio di frattaglie e nel cratere lasciato dalla sua esplosione, il piccolo Denis vide un budello che conduceva al Wyoming (leggi Uaioming), o così lui pensava. Allora Denis cominciò ad inoltrarsi in questo budello e vi rimase qualcosa come ventisette anni a strisciare nella terra. Quando finalmente vide la luce in fondo al tunnel si mise a scavare e spingere sempre più forte. Si sentiva la bocca riarsa ma assaporava già la consistenza dell’aria pulita, Sbucò con un piede e poi con l’altro in quello che lui pensava fosse il Wyoming e che invece era la palude dei fossi e  Dei Pioppi di Bannia (Pn). La forra che l’avea inghiottito sbucava fuori dall’area di rigore difesa dai vassalli del tiranno Arnica. La palla era lì, di un pallore spettrale, dopo essere sgusciata dalle ruvidità dei frombolieri arnicesi. Doveva solo essere spinta. Miòr la vide e la scagliò come un druido che ci crede…

Uno a zero e vaffanculo.

Le Antipagelle

VIa Verdi – Bar Arnica 1-0 (63° MIor)
Babuin: bello ed essenziale come diceva la Nannini.
Krasilnikov: un muro con la erre moscia.
Bortolussi: causa il rigore del 2-0 per gli avversari. Nella prossima partita.
Siddi: Siddi libero!
Andriani: irriconoscibile con quel taglio.
Cieol: sembrava un Galia bianco.
Cataldi: esce tra le lacrime.
Ferdinand: sulla sua fascia sembra di assistere a una royal rumble con il redivivo Eddie Guerrero.
Trevisan: voglio ma non faccio.
Antonino: su tutta la regione cielo parzialmente nuvoloso con ampie schiarite a partire dalla fascia sinistra.

Note: spettatori 5; al minuto 34 del primo tempo il capitano del bar Arnica viene espulso con cartellino azzurro per aver maltrattato un bambino (questa è fine. E il fine giustifica i mezzi).

La bandiera mettila nel cuore.

Forse è iniziato tutto quando le fighette hanno scoperto lo stadio come vetrinetta surrogato delle riviste di gossip (mi ricordo in modo vivido la paraguayana agli scorsi mondiali). Il ché implica ci siano giocatori come Matri, ad esempio. Eccetto un mio amico credo che gli juventini non esistano, esattamente come i torinesi che strascicano le<< é>> ma raddoppiano le consonanti quando nessuno li sente. Da non-più-juventino che co-implica il fatto che un po’ juventino (almeno finché sarà vivo il mio vecchio) lo sarò sempre (non chiedetemi quindi chi preferisca tra le tre grandi sorelle) e che una eventuale vittoria in CL mi farebbe un po’ gioire, vi assicuro che tifare Juve è un concetto vuoto, è come essere d’accordo con il governissimo. Nemmeno Vidal, il Buffon che saluta la curva nazi della Lazio, Marchisio il pavido esistono. Forse esiste, ecco, Chiellini che è tanto forte quanto tonto, catapultato dalla rossa Livorno in un mondo che neanche capisce tanto bene (<< Basta che continui ad inseguire il pallone, figliolo>>).

Ed esiste quel particolare-juventino che è Antonio Conte, che da bravo oriundo recita la parte. Questa gente non la capisco. Come quei calciatori che dicono che si trovano bene al Milan: solo perché Galliani ti porta la figa e il popper in ritiro. Qui si incastrerebbe in modo eccellente il discorso su quanto sarebbe forte Balotelli se fosse brutto come Ribery.

Anche uno come Conte ha capito che lo scudetto, in Italia, è bello se lo vincono le squadre che non lo vincono mai. Poi ci lamentiamo che la Coppa Italia e l’Europa League non valgano niente. Diciamoci un segreto: la Coppa Italia non vale fino a quando qualcuno non la alza, dopo aver vinto la finale.
Visto che è un tipo verace, le sue esternazioni trasudano la noia per questo scudetto scontato e  se lo vogliono tenere devono alzare l’asticella. Chiaro, mica coi suoi soldi. Io uno come Conte lo capisco: ambizioso, tenace e aziendalista quanto vuoi. Ma non capisco quelli che aderiscono a questo marketing gretto e marchiano, a tratti imbarazzante, che ti porta ad avere gli striscioni finanziati dalla società: puliti, plastificati e con le frasi pre-scritte (e non vietate ai minori) direttamente estrapolate da ‘L’arte della Guerra’ di Sun Tzu (magari). Ma dai. Ricompattare un popolo che non è mai esistito e, se è esistito, è quanto di più eterogeneo, parastatale possa essere concepito. Il tutto dopo una scandalo di proporzioni bibliche che se fosse successo in Inghilterra li avrebbero mandati a giocare in Irlanda del Nord. Ma no, non c’è nulla di certo. Sono convinto non ci sia nulla di certo: con le prove che avevano non serviva neanche scavare più in profondità. C’ha ragione Berlusconi: la giustizia non funziona.

Ma che Moggi sia solo un maneggione incauto non credo sia la tesi più accreditata oggigiorno. Allargo il campo: ovunque ci sia Berlusconi i sospetti sono legittimi. E anche se la percezione nazionale è ottenebrata dalla sua immagine mediatica, vedrete che al momento del trapasso avremo la stessa percezione che tutti quanti hanno di Andreotti. Tutti tranne la stampa, ovvio.

Dopo aver detto tutto questo al mio amico juventino, mi risponde:<< Ma non fare discorsi da milanista dai. Rigore si rigore no, nulla di clamoroso. Poteva finire 3-1 ‘sta partita. Sai cosa gli ciavava (fregava) di vincere lo scudo vincendo o pareggiando [perché gli ho anche parlato della percezione mediatica di vincere uno scudetto 1-0, anziché 0-0]. Tutto giusto così, fidati>>.

Un po’ di ragione ce l’ha, in senso strettamente calcistico. Esclusa la Juventus ditemi una sola squadra che, secondo voi, ha espresso un calcio migliore. Forse se la Fiorentina avesse trovato un po’ di continuità o se non si fosse fatto male Klose nella Lazio. Ma nulla di clamoroso, appunto.
Per inciso: a me la Juve di Conte non piace. Eccetto l’intensità e il ruolo di pivote aggiunto di Bonucci, non trovo grosse innovatività. Gli schemi in attacco sono tre, con varianti, ma tre di numero e l’unico giocatore veramente forte là davanti è Vucinic che, si sa, non ha sempre voglia. La differenza è nel ritmo e nel ruolo chiave di alcuni giocatori: Lichtsteiner, Asamoah e Vidal\Marchisio\Pogba. C’è anche da dire che si è presentato come il tecnico del 4-2-4 e adesso è più uno da 5-3-2, perché si vince di più. A lui non piace perdere. Ma come diceva Bielsa:- La sconfitta ci dona consistenza, ci solidifica-. E la scoppola di Champions ha un po’ svegliato dal torpore vanaglorioso Conte, si è reso conto che in Europa con il 5-3-2 di operai arrivai ai quarti (se hai un buon sorteggio agli ottavi). Perché i piedi buoni sono piedi buoni. Almeno una nota positiva in questo ennesimo scudetto senza più cuore.

E comunque io non farei mai un discorso da milanista neanche nel sonno.

La sizza del Lunedì: calcio amatoriale & Pamela Anderson.

Hello everyone,

Mi è giunta una mail di lamentele dall’arcivescovado di New York perché parliamo sempre meno della realtà amatoriale e sempre di più di fidanzate di calciatori. La firma è del cardinale Dolan, che era in prima fila, insieme a Verstappen, per fare il collaudatore della Sauber, ma ha poi optato per la carriera ecclesiale e cinematografica. Autore di pellicole di culto quali Il cavalieri oscuro – la vera storia di Joseph Ratzinger quando faceva lo scenografo nei film di George Lucas -, accogliamo la richiesta del cardinale Dolan e parleremo dell’amatoriale.

Si sa che l’industria del porno non è più la stessa da quando Pamela Anderson è diventata famosa. Ma perché Pamela Anderson è diventata famosa? Non ce ne vogliano Joey e Chandler di Friends, ma riteniamo improbabile che un’autentica icona made in Canada, sia rimasta così indelebile nell’immaginario collettivo solo perché le sue minne ballonzolavano in un costume rosso. Spesso si confonde lo start up con le successive tappe di un percorso artistico formativo. Il vero motivo per cui Pamela Anderson, a sessant’anni suonati (o quanti ne ha), detiene il record di copertine su Playboy, è che in un famoso video, girato con mano ferma insieme al suo ex (all’epoca era neo) marito Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Lee Jones che è un bovaro texano esperto di alieni e di principi del Belair), durante un amplesso in cui l’inquadratura indugiava insistentemente sull’inguine di Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Vee che è un bovaro trevigiano che crede di aver inventato lui la musica house), lui le dice:- Oh baby, sto per venire:-. E lei:- Coprimi*-. Tutto qui. Guy Debord direbbe che in una società spettacolarizzata, spettacolarizzare lo spettacolo non è causa ma effetto della spettacolarizzazione; una sua perversione a fini riproduttivi. Questo perché il culto dell’immagine è un sistema integrato che plastifica e mercifica e la mercificazione è la peggior alleata del tempo che passa e dell’effetto buccia d’arancia. Per farvi un esempio: mangereste mai delle fette d’ananas sciroppate Dal Monte scadute nel ’94? Quindi parafrasando la legge di Warhol, scritta dall’artista sul tovagliolo sul quale sorseggiava il suo Martini Dry, perché Pamela Anderson è rimasta famosa più di 15 minuti e, ad esempio, Flavia Vento no?
Spettacolarizzare un’immagine significa estetizzarla? Non confondiamo i campi. L’immagine è una cosa, l’immaginario un’altra. Ed è sull’immaginario spettacolare che avviene quel processo\tentativo di resilienza al tempo che dovrebbe trascendere le rughe o le cadute di stile. Esempio concreto?
Pamela Anderson è questa:

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Ma anche questa:

Pamela Anderson Opts Out of Makeup in Malibu!

Che uno disce se le minne sono quelle di cui sopra, posso anche rischiare d’inciampare sulle sue occhiaie.

L’immanentismo sincronico della fotografia non permette all’icona il trascendere dell’immagine hic et nunc. Quindi si riduce tutto ad un fattore estetico, nel quale possiamo affermare che, nel suo sistema, la Pamela Anderson della prima foto è meglio della seconda. E lo facciamo perché altrimenti, tra le due foto, la mente umana si troverebbe in uno stato di inequivocabile confusione. Questo livellamento estetizzante non vieta di pensare che trattandosi della stessa persona, probabilmente Pamela Anderson questa gran figa non lo è mai stata e fosse famosa per altri suoi attributi. L’immaginario espresso dall’iconografia di CJ Parker, in Baywatch, lasciava intuire che l’attrice che la impersonava fosse una cagna invereconda, ma anche sensibile, giusta ed ingenua. La realtà restituitaci dal video del viaggio di nozze con l’allora marito Tommy Lee, invece, ce l’ha restituita come tutti speravamo che fosse: cagna e basta. L’abitudine alle telecamere e all’ostentazione della propria immagine (che è a sua volta un prodotto riproduttivo della mente di Pamela -che ha ridisegnato il suo corpo come voleva che apparisse-) certo aiuta ad essere disinibiti anche di fronte ad una handycam imbracciata dal marito, ma l’intimità è tutta un’altra cosa. Per quanto giovane, l’immagine della Pamela sul lago dell’ammore, è più accostabile a quella della seconda foto.

Non è marginale notare che la pubblicazione di siffatto video e la notorietà raggiunta al pubblico di ogni età e genere, dovrebbe farci sorgere la domanda: si guarda il video perché Pamela è famosa o l’avremmo fatto comunque? E che sia una filtrazione rubata o un’abile operazione di marketing, non è più un discorso marginale. Perché per rispondere  alla domanda di cui sopra, dobbiamo convenire che sono entrambi i fattori ad essere influenti. E nel farlo notare che l’immagine pubblica di Pamela Anderson, immersa nel divenire cronostorico, è mutata ancora nel corso degli anni, ma il suo immaginario, invece, rimane inalterato.

Il filmato amatoriale hard della luna di miele di Pam è stata una delle prime testimonianze del prorompere dell’intimità nella sfera del mondo delle celebrity, uno degli ultimi taboo catodici a cadere e scoprirsi architrave della comunicazione nxt gen, ossia la rete. Timidi tentativi sono stati fatti anche in Italia, ma con risultati scadenti perché prevedibilmente didascalici o perché palesemente fittizi. Ed uno dei motivi per cui l’immaginario di Pamelona è inossidabile è per l’estremo realitysmo che lo circonda. D’altra parte il dilemma dell’uovo di Colombo – espresso dalla domanda di cui sopra -, è ciò che intendo per realytismo: non guardiamo il video solo perché è di Pamela Anderson in quanto v.i.p., ma soprattutto perché è Pamela Anderson senza l’immagine a cui eravamo abituati ad accostarla ( e l’unico modo che poteva avere Pamela per scoprirsi di più era solo il porno). Se ci pensate bene lo stesso “Grande Fratello” spettacolarizza lo spettacolo cercando, attraverso una pseudo-realtà, di unire e confondere quel processo d’origine nel quale un uomo comune diventa famoso proprio nel momento del suo essere comune e proprio per quel motivo. Cerca di tramutare la normalità in divismo puntando sulla natura realistica del divismo. Ma nel farlo prestabilisce regole e precetti affinché l’individuo comune stesso si tramuti in divo; un realismo dopante, deformante.

Intervallo per non udenti:

Non so a me comunica che Pamela vorrebbe salvare le foche facendo pompini. A voi?

Sky non fa la stessa cosa? All’interno di certe regole e moralismi ovvio, ma l’intrusione delle telecamere negli spogliatoi prepartita , tra ragazzotti imbalsamati e zarri dal cuore d’oro che salutano la mamma, non vorrebbe restituirci quel grado di intimità e realtà che ci era precluso? In realtà è una mistificazione. Per chiunque abbia giocato a calcio a qualunque livello, la dinamica da spogliatoio ha sempre certe connotazioni. Non credo che per i calciatori professionisti sia poi così diverso.  Per cui introdurre la telecamera irrigidisce la naturalità dell’immaginario alterandola e virtualizzandola. Insomma è l’esatto contrario dell’amatoriale. Ecco perché secondo il sottoscritto il calcio che sarà, quello verace, quello sincero, quello prolet, non potrà prescindere dalla sua componente più tradizionale ed amatoriale che possiamo anche declinarla così: il fatto che con due zaini e una palla il calcio è già gonfio della sua essenza formativa. Introducendo delle telecamere in uno spogliatoio amatoriale, si otterrebbe un deformante approccio alla Sky, che devierebbe naturalmente il reale nel realytistico. Tuttavia l’approccio narrativo, descrittivo o, tornando a Pamela, rubato dalla videoteca di casa restituirebbe l’essenza semplice, chiara e distinta del calcio. Esattamente com’era e non è più. Lo stesso rivolgere più riflettori alla realtà ci restituirebbe più umanità e più svirgolate. L’errore, ad esempio, è l’essenza del comico e anche non lo vogliano ammettere la serie A stessa si regge sulla differenza tra campione e nullità. Insomma che le immagini nel video di Pamelona siano sgranate, il linguaggio colorito, la recitazione di bassa lega e la parte della cerimonia non solo incredibilmente kitsch ma anche skippabile grazie al fast forward, non mina il know-how di un pompino come si deve.

Credetemi: se la vostra ragazza nell’intimità, al culmine del piacere, vi dicesse ‘coprimi di sborra’, voi lo vorreste rivedere. E allora nessuna Ilaria D’Amico che tenga potrà dirmi che gli addominali di Balotelli siano più interessanti degli addominali di Nicola Fantin o che i gol di Messi siano meglio dei tiri alti di Denis Mior. Anzi. Oppure che i pipponi di Mourinho abbiano più pregnanza degli insulti a bordo campo di PP. Che Achille Toffolon non abbia una rubrica settimanale su TPN (Telepordenone ndr) su come pescare lo storione e che Gianni Cerqueti stia ancora facendo telecronache in RAI, indica perfettamente per quali motivi l’industria del porno (e del calcio) è in ginocchio: 1) icone pop strapagate per fare cose che comunque fanno tutti tranne in Vaticano. 2) Spettacolo che si spettacolarizza amplificando l’eco delle proprie promesse non mantenute (e non ditemi che Siena-Chievo non è una promessa non mantenuta dall’ingannevole pubblicità sky che la disegna come la sfida salvezza più intensa di tutti i tempi) 3) La multidisciplinarietà impone alti standard di performance. Che una siliconata con il cervello immerso nel cloro e la voce di Sbirulino -che sulle note alte preorgamiche sveglia il Fox Terrier dei vicini anche se indosso l’auricolare-, mi faccia credere di essere la madre di una figlia che, ad occhio e croce, ha due anni più di lei e sta con un negro che, guardacaso, ha un pene di un metro che basta per tutte e due e avanza, lo trovo patetico. Per questo dico: prima diventi un’attrice e poi in caso ti rifai le tette. Così come sarebbe importante uno sceneggiatore che almeno azzecca qualche nesso causale nelle vicende. Inutile spiegarvi che Pamela Anderson non decantava il Petrarca mentre spompinava a Tommy Lee, eppure un due cazzate per farglielo venire duro le trovava. Invece sembra che Fabio Caressa sia uno di quegli stanchi sceneggiatori di catena di montaggio del porno che punta le fiches sull’epica della vicenda e su particolari di contorno del tutto irrilevanti. 4) Senza realismo il realitysmo è farsa. E, a mio avviso, se devo valutare un porno solo dall’atto (come avviene in molti casi mainstream, puntando sul carisma dei performers) almeno che ci sia passione e non urlacci a ripetizione che non sai mai se è venuta oppure è partito l’antifurto dell’Audi. A questo punto togli il sonoro e fai mixare il video da Skrillex. Questo per dire che non automaticamente quando il Bologna passa la metà campo, il telecronista deve vederci una potenziale azione da gol da rendere memorabile con isterie fuori contesto. 5) Sembra senza soluzione il nodo problematico del se sia possibile spettacolarizzare la realtà senza deformarla. Con alcune abili operazioni di maquillage il porno sembrava essersi reinventato. In verità è soltanto riuscito ad arginare temporaneamente lo tsunami amatoriale o rendendolo indistinguibile da un prodotto mainstream, oppure in una promozione di viral marketing che ha intasato i flussi riproduttivi online. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il fine artistico della pornografia, ma è uno slittamento ex post degli strumenti di fruizione. Così ha fatto il calcio. Non si è inventato nuovi prodotti esportabili, ma ha saturato il mercato ed incipriato il naso a protagonisti e co-protagonisti, mantenendo un totale, omertoso ed ossequioso distacco etico che si traduce in una globalizzazione di pensiero. Ascoltare le interviste di calciatori ed allenatori è diventata una estenuante prova di resistenza alle banalità. E più si banalizza il pensiero più quelli di Sky sembrano goderne. Qui scado nella speculazione, ma secondo me è perché più l’attaccante dice che non è importante il suo gol ma come si è espressa la squadra, più quelli di Sky credono di aver fatto un affare in termini di costi e tempi. Scatenando, tra l’altro, antagonismi ad orologeria perché la palpebra non cali. E in tutto questo ci tolgono persino la Gialappas perché non faceva più profitto come una volta.

Se io posso permettermi di dire che l’Azzanello è una squadra insopportabile e che giocarci contro è una rogna e ci rischi le tibie, è perché so che in questo cazzo di blog è molto difficile che un giocatore dell’Azzanello si imbatta in questa frase dopo un post lungo un chilometro. E se anche il loro terzino letterato leggerà troppo e arriverà alla frase incriminata, non se ne abbia a male. Io c’ho giocato contro l’Azzanello e ce le siamo date in campo di santa ragione con strascichi di follia a bordo campo connessi. Che male c’è? Mica li ho giudicati come persone. Ne ho dato solo una opinione da avversario. Mi chiedo perché non si possa fare. Capisco che riprendere una partita amatoriale poi devi riempirla di bip al posto delle bestemmie ed è un lavorone in fase di post produzione, ma in fin dei conti cos’è meglio? Anche non fossero bestemmie o imprecazioni, ma semplici concetti calcistici non filtrati dal buonismo televisivo, non riterreste questo prodotto infinitamente più qualitativo? Insomma vi ricordereste di Pamela se avesse fatto solo Baywatch?

La sizza del lunedì: 2013 la fortezza.

Aspettando la fondamentale partita con Malto, la serie A ha deciso di rendere giustizia ad una piovosa domenica rendendola insopportabile. La Sizza si è presa qualche giorno di stravacanza perché Dio ha ordinato a Giuseppe Verdi di costruire un’arca di fango e di metterci tutte le specie di animali di sesso diverso. Piove iazzo da giorni e il campo dei Pioppi è sprofondato a – 14 mt sotto il livello di Bannia. Non si gioca nemmeno oggi, dopo che è saltata la partita anche lunedì scorso. Il CSI comunicherà a breve il totoministri del governo Bersani e pensa di rigiocare tutto il campionato amatori calcio indoor in un maxitorneo massacrante senza limiti di tempo dove ne rimarrà soltanto uno, oltre a Christopher Lambert.

A proposito di Christopher Lambert. Quest’anno, il 2013, è proprio l’anno in cui la più famosa distopia cinematografica della storia era stata ambientata. Ma di quel futuro plumbeo non rimane che questo tempo infausto (leali) e le carceri sovraffollate. Non sto parlando di Blade Runner.

duemilaetredicilafortezza

Per cui se stasera non sapete cosa fare senza la ViaVerdi, vi consiglio caldamente questo capolavoro. Provate a ripetere anche voi il titolo: duemila e tredici la fortezza.

A proposito de La Fortezza, ve lo ricordate Antonio La Fortezza?

Antonio La Fortezza detto il Bello.

Uno che era la fortezza, ma non ce l’ha fatta. Peccato, La Fortezza.

Niang par sbajo

Secondo Thomas Milian Allegri il Milano non è passato per questione di centimetri. La frase non è sua, ma è un plagio da un film di e con Mandingo. Ho visto due minuti di partita, mentre scendevo le scale (ho delle scale molto lunghe), ed ho capito subito che non sarebbe valsa  la pena né gufare, né guardare la partita perché quel maestro di calcio che è Allegro (andante) aveva inserito Mexé, che più che un difensore sembra una pubblicità contro i forti odori ascellari.

E se Oreste Lionel viene a casa mia e mi dice che il secondo gol è stato facile e voluto, perché Mexé teneva le gambe che neanche Heather Parisi, io gli risponderei:- A Lioné, vabbé che siamo forti quasi uguale, ma prova a rifare quel numero al ‘Dei Pioppi’, col campo che c’era lunedì-.

Silviomerda, che fa la cacca dagli occhi, ha sentito la partita con il marchingegno per la radioterapia, perché l’uveite, dice, gli impediva di mettere a fuoco i traccianti di Lionello. Tra l’altro pare che abbia fatto sottoscrivere l’abbonamento mediaset premium, a tutti i degenti del piano, compresa suor Maria Chantal, che del calcio non gliene frega niente, ma pensa solo alle prove allergiche con i profilattici.

Anche i cardinali, dopo la fumata nera o la fumata di nero, si sono recati dallo Zozzone per godersi la partita. Quasi a fine match, prima della pietra tombale di Jordi (Devid) Alba, visto lo sconforto del cardinal Scola, il prelato statunitense Dolan, prova a rincuorare il suo collega:- Coraggio Ettore Scola, avete ancora sette inning per recuperare -. E l’altro:- Ma va da via il ciap-. E tutti giù a ridere come non ci fosse un Massimo Boldi.

Dal rompipallone di MMACMZI: Dai, vai, vai, è tua, non puoi sbagliare, dai che passiamo, dai che passiamo. Noooo! Ma vaffanculo. Ci fosse stato Alessandro Pato (who?).

P.S. Spiace per la colonia rossonera in seno alla VV che ci credeva, ma io l’avevo detto: Berlusconi perde elezioni e qualificazione nel giro di un paio di settimane. E se lo dico io, buona camicia a tutti.

E se fa bene a me, va bene a meeee.

Il mondo sotterraneo del calcio amatoriale.

Che non vi pensiate, siccome Mauro Bergamasco è diventato uno star grazie a questo blog, che tutto il calcio amatoriale goda della stessa popolarità. Il mondo sotterraneo del calcio amatoriale è fatto di personaggi truci, battaglie di fango, rosari di blasfemie e zoccole portatrici del virus del vaiolo. Spogliatoi scalcinati con annessa corrida di verruche, doccia giazza da tubi che ti guardano con l’occhio della ruggine. La pompa a risorgiva per netarse i scarpez, manco un angolo di panca per spogliarsi, Yury Krasilnikov, giocatori capelloni from another age. Ma il calcio è composto dalle squadre e dai giocatori che le formano e le fondano. E la Sizza vuole omaggiare coloro che perpetuano, ad ogni livello, il sacro rito del calcio. Quindi ecco una carrellata delle 10 migliori società, che si sono scelte, chi con notevole ironia, chi con delicato gioco fonetico, il miglior nome.

La ViaVerdi, in realtà, è fuori concorso. Vorrebbe indicare la Via, di Fiume Veneto (Pn), dove la squadra si allena, ma non gioca e dove ha la sede sociale. Quando invece le partite interne, si sa, le giochiamo al Dei Pioppi di Bannia (Pn), perché siamo dei rejetti. Il nome indica, barbaramente, la nostra provenienza.

In regione le leghe amatoriali si sfagiolano che è un piacere. Nella sola provincia di Pordenone ci sono due leghe diverse, con connesse serie A e B: l’onniveggente C.S.I. e Gli amici del Calcio. Senza scordare l’ingombrante presenza della tradizionale FIGC, che possiede una serie A regionale e una serie B divisa in due gironi territoriali (una versione miniaturizzata della vecchia C1, ma piena di pedate). Per completare la serie, manca all’appello l’Eccellenza Collinare (LCFC), che comprende gran parte della zona del Friuli che si estende ad ovest da Maniago e Spilimbergo, ad est fino al cividalese e poi a nord nella Carnia più petrosa. Dovrebbe essere divisa anch’essa in due gironi A e B, ma su Friulingol la classifica del girone B non si trova.

La Classifica*

1° Cappella Maggiore
Capisco che il paese si chiami così, ma la fantasia non avrebbe potuto superare la realtà. Rimane da capire se per Cappella Maggiore si intenda una cosa sulla falsa riga di grandi e piccole labbra.

2° Vecchio amore Montereale
Una seconda posizione che premia la nostalgia e il campanilismo. Allenarsi a Montereale dev’essere una tortura.

3° Carosello
Pippo Baudo.

4° Camolli
Che è quel panino che ordini sempre all’autogrill di Limenella. Senza trattino-Casut non rende uguale.

5° Haiducii
Che è questa qui:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

O sono fans della Dragostea, oppure la provenienza dei calciatori si svela da sé.

6° Cerneglons
Capisco che, anche in questo caso, la realtà superi la fantasia, ma è sempre bello sapere di non abitare a Cerneglons (UD).

7° ValColvera
Qui premiamo la toponomastica geo-territoriale. Effettivamente la Val Colvera è dopo la galleria di Maniago PN), è come entrare a Narnia. O in Carnia, che dir si voglia.

8° Inter San Sergio
Nello storico campo di San Sergio (Ts), completamente rifatto in sintetico negli anni in cui non si sapeva ancora se il sintetico fosse cancerogeno, i Sansergini si scelgono l’epitome della squadra italiana per eccellenza: l’Inte.

9° Nicola’s dream
Non sappiamo precisamente quale sia il sogno di Nicola, ma sappiamo che è di Nicola.

Inclassificabile° Am.C.Milan club
Premio pernacchia d’oro 2013. Come si fa ad avere così poca fantasia e così poca personalità?

Vince tutti i premi nella categoria futsal l’Athletic Bulbao