Mai una sporca gioia.

Le immagini non sono di alta qualità ma si può comunque ammirare la riproduzione del gol della Via Verdi contro il Campetto rifatto per l’occasione dal Liverpool FC. Grazie ai ragazzi del Liverpool che si sono prestati all’esperimento.

Alcune interpretazioni sul gol date dai giocatori della Via Verdi sul gol:

Davide Alba (capitano): il tiro era debole e centrale ma poco prima di giungere sui guantoni del portiere si è aperto uno squarcio spazio-temporale e la palla è entrata. Ne sono certo perché ho sentito “squarch”. Oppure era il mio bicipite femorale?

Giovanni Di Benedetto (autore del gol): quando giocavo nelle giovanili del Valeriano-Pinzano mi sono allenato per anni nel famoso “tiro effetto scomparire” detto anche il passerottino. Si tratta di una tecnica che coniuga la meditazione zen, il frequente uso di sostanze psicotrope e un portiere di merda.

Yury Krasilnikov (difensore contagioso): In quel momento ero girato a schiacciarmi una piaga purulenta della varicella e non ho visto bene.

Andrea Trevisan (attaccante): appena è partito il tiro ho iniziato a bestemmiare per quanto era lento, poi ho dovuto anche esultare. Troppe emozioni in un colpo solo.

Parrucchieri-Pettirossi (demoralizzatore): ma va cagar!

Alessandro Lo Coco (in quel momento in panchina): io pensavo solo a entrare in campo, indicare il sette e scaraventare la palla nel sacco.

Max Onori (portiere a gettone): dalla mia postazione sembrava più un passaggio al portiere che un vero e proprio tiro.

Denis Mior (numero 10): a volte il calcio è pvopvio stvano. E la mia pizza con bufala a inizio cottuva eva squisita.

Roberto Andriani (centrocampista): e pensare che dovevo esserci io al suo posto.

Vigor (attaccante): ho visto fare un gol del genere solo a Gozer il gozeriano.

Claudio Bortolussi (roccia): senza quel gol di merda avremmo perso, saremmo andati tutti a casa e non avrei dovuto pagare la cena a tutti quei morti de fame.

Francesco Siddi (libero!): Arbitro! Ma è mai possibile, dio *****. Non si può giocare in queste condizioni, bisogna usare i cartellini. E allora arbitro!

Achille Toffolon (il mister): uno con un culo così è meglio averlo con noi che contro di noi.

Esco al minuto 70 di gioco, stremato. Faccio il giro del campo per entrare negli spogliatoi. Apro la porta che conduce al tunnel del vestuario, mi ci sto per infilare dentro e sento: goool. Il pareggio. E’ la seconda volta che Bergamasco entra, non tocca palla e prendiamo il pari. Mai una sporca gioia tutta intera.

Campetto – Via Verdi 1-1 Di Benedetto (VV), un coglione (Campetto)
Note: nessuno spettatore; non ho mai capito se l’arbitro donna si dice arbitra, arbitressa o signora arbitro; ieri non pioveva ma mancava lo stesso Matteo Cieol; il numero 14 del Campetto si è esibito in una esimia prova di declamazione ripetuta di bestemmie di acciaio senza andar incontro all’azzurra sanzione; per un tempo e mezzo, finalmente, una gagliarda Via Verdi; ci è mancato l’estro di Le Roy.

Sconti natalizi: paghi tre prendi zero. Solo al discount di via Verdi.

E’ giunto il momento di una riflessione che – mi permetterete – vuol essere semi-seria. Il “semi” è perché si tratta solo di calcio, eppure non faremmo parte di una squadra e non saremmo iscritti a un campionato se il nostro scopo fosse perdere sempre. E’ un discorso che riguarda tutti e nessuno. Tutti perché ognuno di noi, indipendentemente dall’età, avrebbe da imparare qualcosa dallo stare in un gruppo. Nessuno perché a nessuno di noi è stato imposto di giocare contro voglia.

1) I problemi tecnico-tattico-atletici sono noti. Siamo una squadra fisicamente leggera e giù di fiato su campi pesanti come il “Dei Pioppi”. Tra il primo e secondo tempo abbiamo sempre un crollo fisico, dovuto sia ai cambi sia perché, eccetto qualche elemento più giovane, al momento nessuno ha 80′ brillanti nelle gambe. Questione di allenamento? Non solo. Ma ciò rimanda al punto 2.

2) Rispetto (anche) all’anno passato i nuovi elementi non solo fanno fatica a trovare una collocazione in campo, ma vige un’anarchia tattica dovuta al fatto che la maggioranza della rosa attuale non ha mai giocato a calcio a 11. Di conseguenza anche i movimenti base, le cose da fare sul terreno di gioco e certe accortezze, latitano. Mister Toffolon ha dovuto re-iniziare dall’abc e avremmo il dovere di ascoltarlo. Lo si nota anche dalle piccole cose come: rincorrere un avversario quando si perde palla, non aspettare fermi il pallone, non avere una lista dei battitori di punizioni, rigori, angoli (né uno schema sui suddetti). Lo si evince persino dal non avere un urlo di battaglia degno di questo nome a inizio match. Quello che intendo dire è che non è un problema solo di piedi, anzi. Eccetto la figura autorevole del mister e di qualche veterano che fa sentire sporadicamente la propria voce, mancano figure leader in campo (quando parlo di figure leader intendo persone che non si vergognano di credere in quello che stanno facendo\dicendo benché sappiano perfettamente che questo è solo calcio amatoriale). Mancano giocatori che sappiano vedere e prevedere gli sbandamenti durante la partita e che intervengano emotivamente\psicologicamente. La mancanza di un definito urlo di battaglia, per esempio, è sintomo di un’indifferenza generale verso quanto sta accadendo hic et nunc, come se giocare fosse una vergogna. Ovviamente non si punta il dito contro nessuno, ma con una rosa a tal punto rinnovata non si può certo chiedere ai nuovi di farsi latori del messaggio, perché giustamente non è ancora il loro ruolo gerarchico. Era un problema che si era manifestato le passate stagioni, ma soltanto quest’anno lo si riesce a inquadrare al centro dei risultati disastrosi. Alla ViaVerdi manca un’identità, sia in campo che, soprattutto, fuori. Inutile avere le borse omologate se devono essere orpelli che non rappresentano niente. E’ un discorso generale e ognuno si sentirà responsabilizzato a proprio modo, ma credo non ci si possa aspettare che il solo Francesco Siddi abbia il coraggio di parlare apertamente alla squadra. Il ruolo di leader dovrebbe essere itinerante e dovrebbe ispirare anche il resto della truppa.

3) Una cosa bella che accade nella VV è che nessuno viene crocifisso per un errore. Eppure ho la sensazione che ciò accada più per omertà che per volontà di non infierire. E ciò è un male. Uno spogliatoio dovrebbe essere un luogo dove sviscerare i problemi che riguardano il rettangolo di gioco. E’ bene che nessuno venga colpevolizzato per il poco impegno o per un infortunio tecnico, ma nemmeno che uno si illuda di fare bene quando i risultati sono quello che sono. Sarà un banalità ma si vince e si perde insieme. E ci sono modi e modi sia di vincere che di perdere. Se avessimo il fuoriclasse, colui che cangia le partite, il mattatore probabilmente si dovrebbe fare dei distinguo, ma così non è. Questo dovrebbe facilitare la direzione tecnica a far ruotare i propri giocatori (cosa che non accade con regolarità) sia a istituire un processo di meritocrazia nell’essere titolari. Visto che nessuno di noi è in grado di fare la differenza, nessuno di noi è autorizzato a stizzirsi di fronte a una scelta tecnica. Non dovrebbero esistere né anzianità, né longevità, né affidabilità, né simpatie. Perché è evidente che questi parametri non funzionano. Se il risultato dev’essere simile a quello delle ultime tre partite casalinghe, allora tanto vale sperimentare nuove soluzioni con uomini che magari giocano meno.

4) Eppure la meritocrazia ha un criterio e credo lo si debba ricercare nelle intenzioni del giocatore. Le intenzioni investono tutta una serie di azioni pratiche (dall’andare agli allenamenti sino al riprodurre gli insegnamenti del mister in partita) che hanno una teleologia intrinseca: impegnarsi. Impegno e concentrazione sono armi indispensabili per chi ha limiti atletico-tattici. Certe svogliatezze e vaghezze sono figlie di molti fattori ma uno solo è realmente disturbante.

5) In una squadra come la VV ricevere il pallone durante un’azione di gioco equivale a non saper cosa fare della sfera. L’improvvisazione, come dice spesso mister Toffolon, può essere un elemento a favore solo se si costruissero continue azioni d’attacco, mentre noi non arriviamo nemmeno a tirare in porta. Il giocatore che riceve palla viene investito -da fuori e da dentro del campo- da tutta una serie di “consigli” su a chi darla, come, quando e perché. Il risultato di tanta confusione è ancora più confusione. Non a caso finché siamo in superiorità numerica (difesa e centrocampo) si riesce anche a fare 2 o 3 passaggi di fila (spesso sporchi e affannati) ma nel momento in cui superiamo la metà campo i problemi affiorano con prepotente evidenza. Esempio? Il terzo gol di ieri contro il Borgo Cappuccini: retropassaggio al portiere che tenta un dribbling nell’area piccola e regala palla all’attaccante per il facile appoggio in rete. Quando ho chiesto al Testa cosa gli fosse passato effettivamente per la testa mi ha candidamente risposto: non sapevo cosa fare. Al di là del fatto che un pallone vagante in area lo si dovrebbe sparare su Saturno per default, Testa ha più ragione di quanto non creda. Ma c’è un altro esempio paradigmatico: sullo 0-3 per i Capuziner, un nostro attaccante evita bene il fuorigioco e si ritrova a tu per tu contro il portiere avversario. Risultato? Passaggio rasoterra per la comoda parata centrale. Ok, era a fine partita. Ok, il nostro attaccante l’ha persino giocata tutta. Ok, è titolare fisso da tante partite e un po’ di appannamento ci può stare. Ma l’esempio mi sembra illuminante. Invece di scaricare in rete la frustrazione di non segnare un gol da 4 partite, di non fare un tiro in porta da 3, di fare un gol della bandiera che non avrebbe cambiato nulla del match, ma che avrebbe reso meno amara la sconfitta e la sensazione di averci almeno provato; quel tiro fiacco è l’emblema della Via Verdi di questi tempi: impotente.

6) Non tutto è male. Entriamo in campo sempre gagliardi e i primi tempi, sebbene passati a non prenderle, ci vedono sempre ben messi e propositivi. Purtroppo quei crolli di autostima che ci caratterizzano al primo gol subito, rendono bene il concetto di impotenza di cui sopra. Ci sgonfiamo come soufflé. Eppure sono convinto ci sia una bella differenza nel perdere come si è perso lunedì contro il Real Eligio piuttosto che come si è perso ieri sera o contro l’Atletico Ellepi. E tutti quanti dovremmo comprendere che un gol fatto a tempo scaduto o a risultato ormai compromesso, come una rincorsa di 50 metri a recuperare su di un avversario involato, valgono molto di più che certi personalismi, certe stolide rivendicazioni e certe sclerotizzazioni di uomini e di idee.

Dai, ragazzi. Riprendiamoci.

Forza ragazzi