Antoine Garrot

Oggi ho scoperto due cose che mi hanno convinto che il dibattito sulla mia tesi dovrebbe spostarsi dalle aule universitarie al bar Arnica (e affini) di modo che tutti intendano cosa Guy Debord intendesse per Società dello Spettacolo. Poco importante chiedersi quanto attuale sia un trattato hegelo-marxista scritto nel ’67, quanto comprendere che niente di quanto vi è contenuto è, al momento, superfluo. E tutto ciò ha a che fare con la Via Verdi.

La prima cosa che scopro è che il best seller mondiale “Educazione Siberiana” scritto da Ben Affleck e Matt Damon su un mercenario slavo del nord che per copertura lavora come bidello al Massachussets Institute of Technology” scoprendo di possedere delle innati doti matematiche, risolvendo una difficile equazione scritta su di una lavagna, è un falso. Non è una storia vera. Ciò ha peggiorato non solo la già bassissima stima che ho per Salvatores (che ne ha tratto un film tratto da una storia vera), ma ha anche peggiorato la già bassissima autostima del regista. Si, insomma, dopo aver scoperto che anche uno senza talento come Saviano ha copiato, questa ennesima burla dei malvagi Editori Riuniti non dovrebbe sorprenderci più di tanto.

La seconda cosa riguarda un infermiere francese di nome Antoine Garrot, da oggi mascotte ufficiale della Via Verdi insieme ad Alberteau Le Roi. Come ogni stronzo partorito da donna pare che anche Antoine Garrot avesse un profilo feisbuc, ma che elevandosi sopra la media internazionale che imprime attraverso il social network il vuoto pneumatico della propria esistenza senza vergogna, si fosse indignato per la falsità dei rapporti interpersonali fatti di svenevole pseudo-galateo (si chiama net-iquette). Se la mia faccia dovesse assomigliare vagamente alla homepage di quella merda fumante inventata da Zuckerberg -che se lo guardi con attenzione capisci subito essere un morto di figa con i postumi dell’acne- vi prego di abbattermi. Se mai dovessi citare Oscar Wilde, avvelenatemi il the (la ricina non lascia tracce nell’organismo). Se per caso dovessi postare le fotos del mio matrimonio, rinchiudetemi ad Arcore a lucidare il bacchetto dei trans di Silvio. Insomma Antoine Garrot ha deciso, come esperimento fenomenologico, di dire tutta la verità attraverso il social network. In una settimana ha perso la metà degli amici. Non si capisce bene perché l’Huffington Post si stupisca tanto. Tra l’altro posso confermare che nella realtà le cose andrebbero alla stessa maniera o al massimo con qualche livido in più. L’uomo come animale sociale non è mai riuscito a liberarsi dalla propria omertosa acquiescenza per il bene comune, per la civile convivenza. Questo atteggiamento stucchevole di facciata avrebbe dovuto mantenersi nelle relazioni superficiali e invece si è cristallizzato in un ambito d’azione negativa: l’inazione dell’indifferenza.

Ecco la Via Verdi è un po’ così: indolente nella propria inazione. E siccome sono convinto che Antoine Garrot oltre a voler sfalciare un po’ di amicizie inutili abbia voluto creare un precedente sociologico degno di nessuna attenzione, inizierò con il dire la mia verità sulla Via Verdi.

Non ha nessuna importanza chi scende in campo purché ci sia qualcuno che vuol scendere in campo. Chiunque venga chiamato in causa ha un solo obbligo: giocare e divertirsi in una squadra di calcio (e magari vincere insieme a quella squadra). I personalismi vanno bene, i limiti tecnico-tattici sono ok, gli errori capitano, perdere ci sta. Ma non aver l’impressione che un tuo compagno non te la voglia passare perché teme tu perda la palla o peggio. E’ lapalissiano che in una squadra amatoriale ci sia qualcuno più bravo e qualcuno meno o che non ha mai giocato. Giocare è sempre imparare a giocare, giornata dopo giornata, allenamento dopo allenamento. Quando passiamo la palla a un compagno non dobbiamo pensare che ci sia la possibilità che perda la palla e inneschi un contropiede, ma dobbiamo focalizzare l’attenzione sul fatto che dobbiamo passargliela mettendolo nelle condizioni di non perderla, facilitargli il compito. Il ché equivarrebbe già a un rovesciamento rivoluzionario nella nostra squadra. E questo durante una nostra partita non si vede mai. Ed è tutto ciò che ho dire sulle prime due giornate di campionato.

PS. La Sizza in panca sta preparando gli striscioni da esporre al ‘Dei Pioppi’ per la stagione 13\14. Se qualcuno ha delle dediche particolari da fare citofoni ore pasti.
PS2 Per l’ultima volta no, non siamo il blog ufficiale del Bannia Calcio. Noi siamo contenti quando il Bannia perde come domenica. Così per campanilismo.

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