007 – Missione pesa alla Pesa.

Una squadra coriacea, volitiva, mai doma. Un collettivo non dotato di grandi individualità ma di un solido gioco. Forse non belli esteticamente ma efficaci ed essenziali. Tutto ciò è il Bar alla Pesa, fusione societaria tra il vecchio Azzanello e la casa di riposo “Tramonti sereni” di Pasiano di Pordenone. Solo due cose potevano inframmezzarsi tra loro e i tre punti contro la ViaVerdi, la sfortuna e…

Timoteo

Timoteo

Ma chi è Timothy Dalton? Un amico per le mamme o una iradiddio sulla fascia destra? Probabilmente entrambe le cose. In attesa della carrellata riepilogativa sulla rosa della ViaVerdi, conosciamo da vicino uno degli eroi di giornata, con uno stralcio dell’intervista rilasciata a Ciaknews dal giovane Timothy Dalton, nato a Guantanamo (Pn) nel 2004, alla prima del suo film da protagonista 007- Missione pesa alla Pesa.

Q: Timothy, è vero che quand’eri un neonato tua mamma ti metteva l’aglio nel biberon per trovarti anche al buio?
A: No, è una voce messa in giro da Sean Connery e Roger Moore.
Q: Timothy, lo sapevi che le sopracciglia di Niki Lauda non sono mai ricresciute?
A: Chi?
Q: Timothy, è vero che nel 70 d.C. Paolo di Tarso ti ha eletto vescovo di Efeso?
A: No, è una brutta carognata detta da Daniel Craig.
Q: Timothy, con chi vuoi dividere i meriti per il tuo gol?
A: Con il portiere avversario, Eupremio Ruggiero.

Ma non è solo Timoteo l’eroe di giornata, il premio Hombre Vertical goes to…Mirco Babuin. Se cerchi Babuin su google immagini esce questo:

Mirco Babuin da una foto d'archivio di un autovelox.

Mirco Babuin in una foto d’archivio di un autovelox a Fagnigola.

Con il rigore parato ieri sera nei minuti finali di Bar alla Pesa – ViaVerdi 3-4 Mirco Babuin supera Gianluigi Buffon come rigori parati in carriera (3). Sul ribaltamento di fronte post rigore, la ViaVerdi segna con Timothy Dalton . Ma chi è Timothy Dalton? Un amico per le mamme o una iradiddio sulla fascia destra? Ah no, già fatto.

L’antitabellino e le Antipagelle

Bar alla Pesa – Via Verdi 3-4 Zoia (BaP), Trevisan (VV), Sutto (BaP), Andriani (VV), Valeri (BaP), Antonino (VV), Dalton (VV).
Spettatori: non credo ce ne fossero perché il campo di Azzanello veniva usato dagli Americani per i test nucleari. E poi il terreno di gioco dà su ettari di palude.
Note: Trevisan sul primo gol della Viaverdi scivola, colpisce il pallone a campanile, la palla prende una strana traiettoria, batte sulla traversa e sulla schiena del portiere per l’1-1. Ho visto una sola volta un gol del genere: Lorient-Ajaccio su Pes. Trevisan ha avuto la decenza di non esultare. Il gran gol di Antonino viene vanificato da una partita folle e rischia l’oblio. Salviamo i gesti tecnici dall’estinzione! Babuin festeggia con un rigore le sue 16.000 presenze con la maglia neroverde. Ma apriamo il televoto: Mirco Babuin è più bello o più bravo?
Note aggiuntive: datemi il nome dell’architetto che ha pensato gli spogliatoi del campo di Azzanello. Mi serve per la cuccia del mio cane invisibile.

Babuin: sembra la versione barbuta di Milagros con Grecia Colmenares.
Krasilnikov: dichiara: non ho mai avuto un infortunio muscolare perché bevo tanta birra (non è uno scherzo)
Siddi: a 62 anni corre come un regazzino delle medie-inferiori.
Baz: reduce dal terzo tempo di Bannia, dal quale non è mai tornato.
Cataldi: la peperonata alle 18.30 non è stata una grande idea.
Cieol: fa legna in mezzo ma a volte la lascia lì.
Mior: non nella miòr condizione. Esce per omosessualità a fine primo tempo.
Timmy: ce l’ho nel fantacalcio csi.
Andriani: si becca un giallo per aver elencato tutti i codici iban dei parenti di un avversario reo di un fallaccio a metà campo.
Trevisan: la madonna di Lourdes avrebbe dichiarato che lei un gol del genere non sarebbe riuscita a farlo.
Antonino: un gol di pregio. Da antoniologia.

Di Benedetto: si guadagna la vita eterna con un disimpegno di tacco fallito al limite dell’area che ha raccolto le bestemmie d’acciaio di una intera squadra amatoriale.
Lo Coco: perno inamovibile.
Del Col: ancora da rivedere l’intesa con se stesso, ma si sta ambientando.
Ferdinand: eccetto un paio di disimpegni falliti, qualche irruenza di troppo, un cross direttamente sul fondo ed un rigore per un fallo di mano nella propria area, non ha fatto male. Avercene con quella grinta.
Devid Alba: Rientra in campo dopo l’amputazione delle gambe, non se la cava male.
Bergamasco: entra e segna. E anche se non è andata così è andata così.

E ricordate il motto del Sarone: Andone? Restone? O cossa fone? 

Le cronache di Arnica

Codesta narra le gesta del pelìde Miòr che perse il pallone con cui giocava da pargolo, dentro la palude attorniata da fossi e pioppi: tanto che la palude era soprannominata dai villani del loco la palude dei fossi e dei pioppi. E come per incanto da imberbe fanciullo che ancora non sapeva se il suo nome si scrivesse con una o due “enne” (ossia se Denis o Nenis), si ritrovò baldo vincastro del centrocampo verdiano a guidare un manipolo di manigoldi verso il prestigio et l’honore. Il terribile tiranno di Arnica insidiava i confini della contea banniese retti dal saggio re Achille I (detto Toffolone), famoso  per la cottura sulle braci con la carne disposta rigorosamente col 3-5-2 (tre wurstel, cinque bistecchine e due coste; più Babuin). Il salomonico Achille vistosi accerchiato dalle schiere con vessillo bianco\azzurro chiese ai suoi opliti l’agone per la vittoria. << Vittoria per noi è libertà>> pare abbia incitato gli stallieri a fine primo tempo. Miòr, come ridestatosi da un sogno che aveva fatto da bambino in cui suo nonno gli regalava le sue prime scarpe da calcio, dicendogli:<< Queste sarebbero per te se non fossi nata femminuccia>>. Al rimbrotto del bambino che lui non era per niente una femminuccia, il nonno esplose in un tripudio di frattaglie e nel cratere lasciato dalla sua esplosione, il piccolo Denis vide un budello che conduceva al Wyoming (leggi Uaioming), o così lui pensava. Allora Denis cominciò ad inoltrarsi in questo budello e vi rimase qualcosa come ventisette anni a strisciare nella terra. Quando finalmente vide la luce in fondo al tunnel si mise a scavare e spingere sempre più forte. Si sentiva la bocca riarsa ma assaporava già la consistenza dell’aria pulita, Sbucò con un piede e poi con l’altro in quello che lui pensava fosse il Wyoming e che invece era la palude dei fossi e  Dei Pioppi di Bannia (Pn). La forra che l’avea inghiottito sbucava fuori dall’area di rigore difesa dai vassalli del tiranno Arnica. La palla era lì, di un pallore spettrale, dopo essere sgusciata dalle ruvidità dei frombolieri arnicesi. Doveva solo essere spinta. Miòr la vide e la scagliò come un druido che ci crede…

Uno a zero e vaffanculo.

Le Antipagelle

VIa Verdi – Bar Arnica 1-0 (63° MIor)
Babuin: bello ed essenziale come diceva la Nannini.
Krasilnikov: un muro con la erre moscia.
Bortolussi: causa il rigore del 2-0 per gli avversari. Nella prossima partita.
Siddi: Siddi libero!
Andriani: irriconoscibile con quel taglio.
Cieol: sembrava un Galia bianco.
Cataldi: esce tra le lacrime.
Ferdinand: sulla sua fascia sembra di assistere a una royal rumble con il redivivo Eddie Guerrero.
Trevisan: voglio ma non faccio.
Antonino: su tutta la regione cielo parzialmente nuvoloso con ampie schiarite a partire dalla fascia sinistra.

Note: spettatori 5; al minuto 34 del primo tempo il capitano del bar Arnica viene espulso con cartellino azzurro per aver maltrattato un bambino (questa è fine. E il fine giustifica i mezzi).

Antoine Garrot

Oggi ho scoperto due cose che mi hanno convinto che il dibattito sulla mia tesi dovrebbe spostarsi dalle aule universitarie al bar Arnica (e affini) di modo che tutti intendano cosa Guy Debord intendesse per Società dello Spettacolo. Poco importante chiedersi quanto attuale sia un trattato hegelo-marxista scritto nel ’67, quanto comprendere che niente di quanto vi è contenuto è, al momento, superfluo. E tutto ciò ha a che fare con la Via Verdi.

La prima cosa che scopro è che il best seller mondiale “Educazione Siberiana” scritto da Ben Affleck e Matt Damon su un mercenario slavo del nord che per copertura lavora come bidello al Massachussets Institute of Technology” scoprendo di possedere delle innati doti matematiche, risolvendo una difficile equazione scritta su di una lavagna, è un falso. Non è una storia vera. Ciò ha peggiorato non solo la già bassissima stima che ho per Salvatores (che ne ha tratto un film tratto da una storia vera), ma ha anche peggiorato la già bassissima autostima del regista. Si, insomma, dopo aver scoperto che anche uno senza talento come Saviano ha copiato, questa ennesima burla dei malvagi Editori Riuniti non dovrebbe sorprenderci più di tanto.

La seconda cosa riguarda un infermiere francese di nome Antoine Garrot, da oggi mascotte ufficiale della Via Verdi insieme ad Alberteau Le Roi. Come ogni stronzo partorito da donna pare che anche Antoine Garrot avesse un profilo feisbuc, ma che elevandosi sopra la media internazionale che imprime attraverso il social network il vuoto pneumatico della propria esistenza senza vergogna, si fosse indignato per la falsità dei rapporti interpersonali fatti di svenevole pseudo-galateo (si chiama net-iquette). Se la mia faccia dovesse assomigliare vagamente alla homepage di quella merda fumante inventata da Zuckerberg -che se lo guardi con attenzione capisci subito essere un morto di figa con i postumi dell’acne- vi prego di abbattermi. Se mai dovessi citare Oscar Wilde, avvelenatemi il the (la ricina non lascia tracce nell’organismo). Se per caso dovessi postare le fotos del mio matrimonio, rinchiudetemi ad Arcore a lucidare il bacchetto dei trans di Silvio. Insomma Antoine Garrot ha deciso, come esperimento fenomenologico, di dire tutta la verità attraverso il social network. In una settimana ha perso la metà degli amici. Non si capisce bene perché l’Huffington Post si stupisca tanto. Tra l’altro posso confermare che nella realtà le cose andrebbero alla stessa maniera o al massimo con qualche livido in più. L’uomo come animale sociale non è mai riuscito a liberarsi dalla propria omertosa acquiescenza per il bene comune, per la civile convivenza. Questo atteggiamento stucchevole di facciata avrebbe dovuto mantenersi nelle relazioni superficiali e invece si è cristallizzato in un ambito d’azione negativa: l’inazione dell’indifferenza.

Ecco la Via Verdi è un po’ così: indolente nella propria inazione. E siccome sono convinto che Antoine Garrot oltre a voler sfalciare un po’ di amicizie inutili abbia voluto creare un precedente sociologico degno di nessuna attenzione, inizierò con il dire la mia verità sulla Via Verdi.

Non ha nessuna importanza chi scende in campo purché ci sia qualcuno che vuol scendere in campo. Chiunque venga chiamato in causa ha un solo obbligo: giocare e divertirsi in una squadra di calcio (e magari vincere insieme a quella squadra). I personalismi vanno bene, i limiti tecnico-tattici sono ok, gli errori capitano, perdere ci sta. Ma non aver l’impressione che un tuo compagno non te la voglia passare perché teme tu perda la palla o peggio. E’ lapalissiano che in una squadra amatoriale ci sia qualcuno più bravo e qualcuno meno o che non ha mai giocato. Giocare è sempre imparare a giocare, giornata dopo giornata, allenamento dopo allenamento. Quando passiamo la palla a un compagno non dobbiamo pensare che ci sia la possibilità che perda la palla e inneschi un contropiede, ma dobbiamo focalizzare l’attenzione sul fatto che dobbiamo passargliela mettendolo nelle condizioni di non perderla, facilitargli il compito. Il ché equivarrebbe già a un rovesciamento rivoluzionario nella nostra squadra. E questo durante una nostra partita non si vede mai. Ed è tutto ciò che ho dire sulle prime due giornate di campionato.

PS. La Sizza in panca sta preparando gli striscioni da esporre al ‘Dei Pioppi’ per la stagione 13\14. Se qualcuno ha delle dediche particolari da fare citofoni ore pasti.
PS2 Per l’ultima volta no, non siamo il blog ufficiale del Bannia Calcio. Noi siamo contenti quando il Bannia perde come domenica. Così per campanilismo.