Proverbi finlandesi, pensare veloce, giocare piano.

San Lorenzo – Rorai Grande – squarcio di desolazione che comincia a sentirsi provincia di Pordenone.

Rorai Grande è un paese dormitorio dove ci sono più bar che abitanti. Un luogo così venato di horror vacui che le ferrovie dello stato hanno deciso di farci passare una ferrovia in mezzo, tanto non disturba nessuno. Una ricerca che mi sono appena inventato, preparata in sinergia tra il centro sismologico friulano e l’istituto di Neuroscienze fondato da Padre Pio, ha dimostrato  che se al passaggio del regionale veloce Trieste-Venezia non ci tremasse il lampadario, il cervello (dopo un periodo di adattamento) non recepirebbe più lo sferragliare delle carrozze. Ed è su queste basi che il comune ha deciso di edificare attorno ad una ferrovia. Il campo del San Lorenzo è un campetto, dove gioca il Campetto, ricavato espropriando un po’ di orto-giardini che avrebbero solo ingrassato i figli di Peruch (quello delle sedie da giardino). Il regionale-veloce ferma a Trieste, Monfalcone, Sagrado, Gorizia, Cormons, Udine, Codroipo, Casarsa, Pordenone, Sacile, Conegliano, Spresiano, Treviso, Mogliano-Veneto, Venezia-Mestre, Venezia Santa Lucia e passa ogni 14 secondi comprendo il ruminare di bestemmie provenire dal campo.

Un adagio finlandese recita: Un uomo senza moglie è come un campo senza staccionata. 

Nel senso che ci limita? Nel senso che se c’è la staccionata non ci pisciano i cani o i regazzini vengono a fumarsi le canne? Nel senso di proprietà privata? Nel senso che se anche prendo il sole nudo almeno c’è la staccionata a coprirmi? Oppure che la staccionata indica che quel campo è il mio campo. Il concetto di proprietà privata dovrebbe essere rivisto affinché il mondo – e Rorai- fosse un posto migliore. Lo ridefinirei come proprietà curata: un luogo diventa tuo non perché lo acquisti ma perché te ne prendi cura. Se fosse in questo senso il proverbio finlandese mi troverebbe d’accordo.

Ma c’è un altro proverbio, sempre finlandese, già più condivisibile: Un po’ di esperienza vale più di un barile di conoscenza.

In un punto imprecisato del secondo tempo della partita di ritorno tra Campetto e ViaVerdi, poco prima che mi sostituissero, faccio al mio compagno di reparto Mauro Bergamasco:- Qua la vedo male -. Avevamo corso un paio di brutti rischi, con Onori che si è trasfigurato in miracolo non solo facendosi perdonare l’indecisione sul gol del pareggio del Campetto, ma addirittura salvando letteralmente la baracca in un paio di tu per tu da brivido. La squadra appariva imballata, stanca e senza idee. Il campo, la cui superficie totale è quanto la cantina di mister Toffolon, non permetteva né il lancio lungo, né un fraseggio corto in libertà. Ed i soliti tanti errori d’appoggio. E’ stato in quel momento che il bagaglio esperietivo di Mauro Bergamasco si è tramutato nel pensiero veloce che anche nella sua attività lavorativa è fondamentale. Immaginatevi la nuvoletta fumettistica sopra il cranione di Mauro:<< Stiamo pareggiando 1-1 che per come è andata la partita e vista la condizione generale ci va anche di lusso. Stiamo giù di corda e la difesa è sotto pressione. Palloni giocabili in avanti se ne vedono sempre meno. Che fare?>>. Ideogramma della lampadina: facciamo finire la partita. Con un paio di plateali pretesti giustificabili innesca una mini polemica con un loro mini giocatore (sfiorava il metro e trenta secondo me, mi marcava tra le costole basse) e spezza il ritmo partita. Così la ViaVerdi esce indenne dal campo di San Lorenzo, si mantiene terz’ultima a pari punti proprio con il Campetto e muove in avanti la classifica.

In mezzo è successo di tutto.
E’ successo che siamo andati in vantaggio con un gol del solito Trevi (che se ne è mangiati almeno altri tre) su un mio cross al bacio e su una follia in uscita del loro portiere. E’ successo che ho fornito una prestazione decorosa quando riuscivo a giocare piano e in tranquillità. Che potrebbe sembrare antitetico rispetto al pensare veloce. No. Giocando con meno frenesia nel primo tempo avremmo potuto dilagare o almeno questa era l’impressione. Le giocate migliori sono giunte da passaggi bassi in fascia dove Trevi o Io scendevamo a prendere palla e smistare per gli inserimenti. Ci è riuscito bene 3\4 volte e poi è arrivato il pareggio. Punizione dal limite, botta angolata, Onori ci arriva ma il rimpallo lo tradisce. Peccato perché proprio la frenesia ci porta a sbagliare l’inizio dell’azione o cercare soluzioni improbabili e difficili per gli attaccanti. Non siamo per un calcio veloce e nemmeno per il tiki taka. La nostra dovrebbe essere una via di mezzo. Ad un calcio dominato dal muscolarismo di tecnici alla Conte, preferisco un calcio più arioso e slow.  Pensare veloce e giocare piano, questo dovrebbe essere il nostro motto. Aver subitaneamente presente cosa fare e farlo nel tempo che ci permette di farlo bene. Questo significa abbandonare sempre di più i personalismi inutili, cercare di guardare il gioco (la famosa testa alta) e mettere in condizione i compagni di compiere la stessa giocata in tranquillità. Che a spazzare si fa sempre in tempo. E’ importante dopo una sosta ritrovare armonia tra i reparti e nella condizione generale e per farlo dobbiamo giocare tutti e tuttinsieme.
Inoltre è successo che abbiamo preso un palo con Alba, mancato un paio di occasioni clamorose, rischiato come Dio comanda e che siamo più che soddisfatti del pari.

Formazione: Onori, Ruvigne, Krasilnikov, Verardo S., Mior, Alba, Papavero, Bortolux, Moi, Trevi, Berga.
Subentrati: Vivan, Andriani, Vaccher, Siddi e Popò.
A disposizione: il rossino (ossia Michele Menegon quello che ha detto all’arbitro “rilassati”), Lo Coco, Fantin, Cataldi.

Aneddoti:
1) Michele Menegon avrebbe detto all’arbitro di rilassarsi e quello per dispetto è impazzito inveendo verso la panchina. Da quel momento non ci ha più fischiato niente. Consigliamo sedute di training autogeno pre partita. Ah si, avrebbe apostrofato Michele come ‘Rossino’ per via del giubbotto rosso.
2) Un Grazie a Sandro Verardo che ha abbeverato la ViaVerdi al chiosco.
3) Un abbraccio da tutta la squadra a Baz.
4) Complimenti all’abbigliamento casual sfoggiato da Claudio Bortolussi nel post partita. Giacca e cravatta e via nella sua autoblu. Sospetto che durante la settimana faccia il dittatore in qualche paese dell’Asia Centrale.

Dalla regia mi dicono che è il momento per i saluti. A Claudia Maria P. che ci segue sempre con passione. Sarai mica parente di Melissa P.?

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