La sizza del Lunedì: calcio amatoriale & Pamela Anderson.

Hello everyone,

Mi è giunta una mail di lamentele dall’arcivescovado di New York perché parliamo sempre meno della realtà amatoriale e sempre di più di fidanzate di calciatori. La firma è del cardinale Dolan, che era in prima fila, insieme a Verstappen, per fare il collaudatore della Sauber, ma ha poi optato per la carriera ecclesiale e cinematografica. Autore di pellicole di culto quali Il cavalieri oscuro – la vera storia di Joseph Ratzinger quando faceva lo scenografo nei film di George Lucas -, accogliamo la richiesta del cardinale Dolan e parleremo dell’amatoriale.

Si sa che l’industria del porno non è più la stessa da quando Pamela Anderson è diventata famosa. Ma perché Pamela Anderson è diventata famosa? Non ce ne vogliano Joey e Chandler di Friends, ma riteniamo improbabile che un’autentica icona made in Canada, sia rimasta così indelebile nell’immaginario collettivo solo perché le sue minne ballonzolavano in un costume rosso. Spesso si confonde lo start up con le successive tappe di un percorso artistico formativo. Il vero motivo per cui Pamela Anderson, a sessant’anni suonati (o quanti ne ha), detiene il record di copertine su Playboy, è che in un famoso video, girato con mano ferma insieme al suo ex (all’epoca era neo) marito Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Lee Jones che è un bovaro texano esperto di alieni e di principi del Belair), durante un amplesso in cui l’inquadratura indugiava insistentemente sull’inguine di Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Vee che è un bovaro trevigiano che crede di aver inventato lui la musica house), lui le dice:- Oh baby, sto per venire:-. E lei:- Coprimi*-. Tutto qui. Guy Debord direbbe che in una società spettacolarizzata, spettacolarizzare lo spettacolo non è causa ma effetto della spettacolarizzazione; una sua perversione a fini riproduttivi. Questo perché il culto dell’immagine è un sistema integrato che plastifica e mercifica e la mercificazione è la peggior alleata del tempo che passa e dell’effetto buccia d’arancia. Per farvi un esempio: mangereste mai delle fette d’ananas sciroppate Dal Monte scadute nel ’94? Quindi parafrasando la legge di Warhol, scritta dall’artista sul tovagliolo sul quale sorseggiava il suo Martini Dry, perché Pamela Anderson è rimasta famosa più di 15 minuti e, ad esempio, Flavia Vento no?
Spettacolarizzare un’immagine significa estetizzarla? Non confondiamo i campi. L’immagine è una cosa, l’immaginario un’altra. Ed è sull’immaginario spettacolare che avviene quel processo\tentativo di resilienza al tempo che dovrebbe trascendere le rughe o le cadute di stile. Esempio concreto?
Pamela Anderson è questa:

pamela_anderson_american-actress-candian-citzenship-6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma anche questa:

Pamela Anderson Opts Out of Makeup in Malibu!

Che uno disce se le minne sono quelle di cui sopra, posso anche rischiare d’inciampare sulle sue occhiaie.

L’immanentismo sincronico della fotografia non permette all’icona il trascendere dell’immagine hic et nunc. Quindi si riduce tutto ad un fattore estetico, nel quale possiamo affermare che, nel suo sistema, la Pamela Anderson della prima foto è meglio della seconda. E lo facciamo perché altrimenti, tra le due foto, la mente umana si troverebbe in uno stato di inequivocabile confusione. Questo livellamento estetizzante non vieta di pensare che trattandosi della stessa persona, probabilmente Pamela Anderson questa gran figa non lo è mai stata e fosse famosa per altri suoi attributi. L’immaginario espresso dall’iconografia di CJ Parker, in Baywatch, lasciava intuire che l’attrice che la impersonava fosse una cagna invereconda, ma anche sensibile, giusta ed ingenua. La realtà restituitaci dal video del viaggio di nozze con l’allora marito Tommy Lee, invece, ce l’ha restituita come tutti speravamo che fosse: cagna e basta. L’abitudine alle telecamere e all’ostentazione della propria immagine (che è a sua volta un prodotto riproduttivo della mente di Pamela -che ha ridisegnato il suo corpo come voleva che apparisse-) certo aiuta ad essere disinibiti anche di fronte ad una handycam imbracciata dal marito, ma l’intimità è tutta un’altra cosa. Per quanto giovane, l’immagine della Pamela sul lago dell’ammore, è più accostabile a quella della seconda foto.

Non è marginale notare che la pubblicazione di siffatto video e la notorietà raggiunta al pubblico di ogni età e genere, dovrebbe farci sorgere la domanda: si guarda il video perché Pamela è famosa o l’avremmo fatto comunque? E che sia una filtrazione rubata o un’abile operazione di marketing, non è più un discorso marginale. Perché per rispondere  alla domanda di cui sopra, dobbiamo convenire che sono entrambi i fattori ad essere influenti. E nel farlo notare che l’immagine pubblica di Pamela Anderson, immersa nel divenire cronostorico, è mutata ancora nel corso degli anni, ma il suo immaginario, invece, rimane inalterato.

Il filmato amatoriale hard della luna di miele di Pam è stata una delle prime testimonianze del prorompere dell’intimità nella sfera del mondo delle celebrity, uno degli ultimi taboo catodici a cadere e scoprirsi architrave della comunicazione nxt gen, ossia la rete. Timidi tentativi sono stati fatti anche in Italia, ma con risultati scadenti perché prevedibilmente didascalici o perché palesemente fittizi. Ed uno dei motivi per cui l’immaginario di Pamelona è inossidabile è per l’estremo realitysmo che lo circonda. D’altra parte il dilemma dell’uovo di Colombo – espresso dalla domanda di cui sopra -, è ciò che intendo per realytismo: non guardiamo il video solo perché è di Pamela Anderson in quanto v.i.p., ma soprattutto perché è Pamela Anderson senza l’immagine a cui eravamo abituati ad accostarla ( e l’unico modo che poteva avere Pamela per scoprirsi di più era solo il porno). Se ci pensate bene lo stesso “Grande Fratello” spettacolarizza lo spettacolo cercando, attraverso una pseudo-realtà, di unire e confondere quel processo d’origine nel quale un uomo comune diventa famoso proprio nel momento del suo essere comune e proprio per quel motivo. Cerca di tramutare la normalità in divismo puntando sulla natura realistica del divismo. Ma nel farlo prestabilisce regole e precetti affinché l’individuo comune stesso si tramuti in divo; un realismo dopante, deformante.

Intervallo per non udenti:

Non so a me comunica che Pamela vorrebbe salvare le foche facendo pompini. A voi?

Sky non fa la stessa cosa? All’interno di certe regole e moralismi ovvio, ma l’intrusione delle telecamere negli spogliatoi prepartita , tra ragazzotti imbalsamati e zarri dal cuore d’oro che salutano la mamma, non vorrebbe restituirci quel grado di intimità e realtà che ci era precluso? In realtà è una mistificazione. Per chiunque abbia giocato a calcio a qualunque livello, la dinamica da spogliatoio ha sempre certe connotazioni. Non credo che per i calciatori professionisti sia poi così diverso.  Per cui introdurre la telecamera irrigidisce la naturalità dell’immaginario alterandola e virtualizzandola. Insomma è l’esatto contrario dell’amatoriale. Ecco perché secondo il sottoscritto il calcio che sarà, quello verace, quello sincero, quello prolet, non potrà prescindere dalla sua componente più tradizionale ed amatoriale che possiamo anche declinarla così: il fatto che con due zaini e una palla il calcio è già gonfio della sua essenza formativa. Introducendo delle telecamere in uno spogliatoio amatoriale, si otterrebbe un deformante approccio alla Sky, che devierebbe naturalmente il reale nel realytistico. Tuttavia l’approccio narrativo, descrittivo o, tornando a Pamela, rubato dalla videoteca di casa restituirebbe l’essenza semplice, chiara e distinta del calcio. Esattamente com’era e non è più. Lo stesso rivolgere più riflettori alla realtà ci restituirebbe più umanità e più svirgolate. L’errore, ad esempio, è l’essenza del comico e anche non lo vogliano ammettere la serie A stessa si regge sulla differenza tra campione e nullità. Insomma che le immagini nel video di Pamelona siano sgranate, il linguaggio colorito, la recitazione di bassa lega e la parte della cerimonia non solo incredibilmente kitsch ma anche skippabile grazie al fast forward, non mina il know-how di un pompino come si deve.

Credetemi: se la vostra ragazza nell’intimità, al culmine del piacere, vi dicesse ‘coprimi di sborra’, voi lo vorreste rivedere. E allora nessuna Ilaria D’Amico che tenga potrà dirmi che gli addominali di Balotelli siano più interessanti degli addominali di Nicola Fantin o che i gol di Messi siano meglio dei tiri alti di Denis Mior. Anzi. Oppure che i pipponi di Mourinho abbiano più pregnanza degli insulti a bordo campo di PP. Che Achille Toffolon non abbia una rubrica settimanale su TPN (Telepordenone ndr) su come pescare lo storione e che Gianni Cerqueti stia ancora facendo telecronache in RAI, indica perfettamente per quali motivi l’industria del porno (e del calcio) è in ginocchio: 1) icone pop strapagate per fare cose che comunque fanno tutti tranne in Vaticano. 2) Spettacolo che si spettacolarizza amplificando l’eco delle proprie promesse non mantenute (e non ditemi che Siena-Chievo non è una promessa non mantenuta dall’ingannevole pubblicità sky che la disegna come la sfida salvezza più intensa di tutti i tempi) 3) La multidisciplinarietà impone alti standard di performance. Che una siliconata con il cervello immerso nel cloro e la voce di Sbirulino -che sulle note alte preorgamiche sveglia il Fox Terrier dei vicini anche se indosso l’auricolare-, mi faccia credere di essere la madre di una figlia che, ad occhio e croce, ha due anni più di lei e sta con un negro che, guardacaso, ha un pene di un metro che basta per tutte e due e avanza, lo trovo patetico. Per questo dico: prima diventi un’attrice e poi in caso ti rifai le tette. Così come sarebbe importante uno sceneggiatore che almeno azzecca qualche nesso causale nelle vicende. Inutile spiegarvi che Pamela Anderson non decantava il Petrarca mentre spompinava a Tommy Lee, eppure un due cazzate per farglielo venire duro le trovava. Invece sembra che Fabio Caressa sia uno di quegli stanchi sceneggiatori di catena di montaggio del porno che punta le fiches sull’epica della vicenda e su particolari di contorno del tutto irrilevanti. 4) Senza realismo il realitysmo è farsa. E, a mio avviso, se devo valutare un porno solo dall’atto (come avviene in molti casi mainstream, puntando sul carisma dei performers) almeno che ci sia passione e non urlacci a ripetizione che non sai mai se è venuta oppure è partito l’antifurto dell’Audi. A questo punto togli il sonoro e fai mixare il video da Skrillex. Questo per dire che non automaticamente quando il Bologna passa la metà campo, il telecronista deve vederci una potenziale azione da gol da rendere memorabile con isterie fuori contesto. 5) Sembra senza soluzione il nodo problematico del se sia possibile spettacolarizzare la realtà senza deformarla. Con alcune abili operazioni di maquillage il porno sembrava essersi reinventato. In verità è soltanto riuscito ad arginare temporaneamente lo tsunami amatoriale o rendendolo indistinguibile da un prodotto mainstream, oppure in una promozione di viral marketing che ha intasato i flussi riproduttivi online. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il fine artistico della pornografia, ma è uno slittamento ex post degli strumenti di fruizione. Così ha fatto il calcio. Non si è inventato nuovi prodotti esportabili, ma ha saturato il mercato ed incipriato il naso a protagonisti e co-protagonisti, mantenendo un totale, omertoso ed ossequioso distacco etico che si traduce in una globalizzazione di pensiero. Ascoltare le interviste di calciatori ed allenatori è diventata una estenuante prova di resistenza alle banalità. E più si banalizza il pensiero più quelli di Sky sembrano goderne. Qui scado nella speculazione, ma secondo me è perché più l’attaccante dice che non è importante il suo gol ma come si è espressa la squadra, più quelli di Sky credono di aver fatto un affare in termini di costi e tempi. Scatenando, tra l’altro, antagonismi ad orologeria perché la palpebra non cali. E in tutto questo ci tolgono persino la Gialappas perché non faceva più profitto come una volta.

Se io posso permettermi di dire che l’Azzanello è una squadra insopportabile e che giocarci contro è una rogna e ci rischi le tibie, è perché so che in questo cazzo di blog è molto difficile che un giocatore dell’Azzanello si imbatta in questa frase dopo un post lungo un chilometro. E se anche il loro terzino letterato leggerà troppo e arriverà alla frase incriminata, non se ne abbia a male. Io c’ho giocato contro l’Azzanello e ce le siamo date in campo di santa ragione con strascichi di follia a bordo campo connessi. Che male c’è? Mica li ho giudicati come persone. Ne ho dato solo una opinione da avversario. Mi chiedo perché non si possa fare. Capisco che riprendere una partita amatoriale poi devi riempirla di bip al posto delle bestemmie ed è un lavorone in fase di post produzione, ma in fin dei conti cos’è meglio? Anche non fossero bestemmie o imprecazioni, ma semplici concetti calcistici non filtrati dal buonismo televisivo, non riterreste questo prodotto infinitamente più qualitativo? Insomma vi ricordereste di Pamela se avesse fatto solo Baywatch?

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