Wimbledon.

Sarà stata la mancanza di erba a trasformare lo stadio comunale “Dei Pioppi” di Bannia nel centre court di Wimbledon? In una partita con tante ‘prime volte’ la VV si sbarazza dell’Atletico LP per 6-3 con la tripletta del fantasista Andriani. Primo gol in campionato anche per il sottoscritto che mette a referto la prima segnatura della gara con un pregevole sinistro a giro che beffa il portiere cordenonese. Fortuna & audacia. A tabellino anche Bergamasco (autore anche di 4 assist) e Popò Tammaro Tamerici (2 gol quest’anno per lui giocando scampoli di gara).

Primo tempo combattuto in una formazione ampiamente rimaneggiata che serve a sfiancare gli avversari. Termina 1-1 con molti brividi da una parte e dall’altra. Buona la prestazione degli avanti neroverdi con Vaccher che non segna ma si dà un gran daffare. Il secondo tempo con gli immediati innesti di Andriani e Bergamasco la litania diventa sinfonia. Crollo atletico verticale degli avversari che sembravano i parenti brocchi rispetto ad un primo tempo passato a pressare in ogni zona del campo. Complice questo crollo psico-motorio la VV si sblocca grazie all’esperienza di Bergamasco (ci mancherà moltissimo nella prossima stagione) e alla freschezza atletica di Andriani che con la tripletta di ieri arriva a quota 5 ed è ancora in lizza per il pichichi della ViaVerdi  a tre giornate del termine.

Ora l’LP è ultimo in solitaria a -4 dalla VV con 9 punti ancora a disposizione.

E a breve dovrebbe esserci il recupero con il Borgo Capuziner che sono a +1 dai noi e possono ancora venir scavalcati.

Prata e Budoia salgono di categoria con 3 turni d’anticipo. Complimenti a loro per lo strepitoso campionato. Di un’altra categoria. La VV dopo aver rifondato e cercato i giusti assestamenti (si ricorda che nel 2012 non ha mai vinto) si sta prendendo più di qualche soddisfazione. Con qualche puntello il prossimo anno e una solida preparazione tecnico-tattica finalmente potrebbe ambire ad un dignitoso campionato.

Aggiungo come nota personale e romantica che anche se, come attaccante, non ho mai ritenuto fondamentale segnare quanto far segnare, sono contento di aver messo a referto un gol per la VV. Non ci si sente del tutto parte della squadra finché non si apporta tangibilmente il proprio contributo. E voglio segnare ancora entro la fine del campionato.

Hombre Vertical: Dovrebbe andare ad Andriani ma noi non siamo Sky e La Sizza non assomiglia a Beppe Bergomi. Viene premiato Bergamasco che sebbene si sia scontrato con i cocci dei difensori lasciati da me, Vaccher e Trevisan ha sfoderato 40′ di assoluto livello. Il vero peccato non metta mai assist di questo tipo per i non-pompieri. Lo faccia apposta? Dietro menzione speciale per Nicola Fantin che nonostante prenda tre gol ne ha salvati almeno altri 4 già fatti. Il calcio è così.

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Verso l’LP

Ground Zero

Ground Zero

Se vi state chiedendo quale meravigliosa città europea disponga di questo mozzafiato skyline la risposta è semplice: è una ripresa dal terrazzo di un appartamento al 19° piano a Mosca (Russia). L’appartamento è intestato a Irina Nemeyievsky famosa pornostar russa molto amica di tutti. La foto è stata scattata da un aitante e nudo Jury Krasilnikov che, in questi giorni, è tornato in patria per contrabbandare uranio impoverito e carte da gioco Yu Gi Ho.
Per questa futile ragione non sarà presente al match di stasera contro l’Atletico Ellepi che vale l’intera stagione della ViaVerdi. Grazie Jury e vaffanculo. Contando che il capitano Davide Alba, a quest’ora, sarà già sbarcato a Pretoria per rubare una protesi al titanio dall’armadio incustodito di casa Pistorius e che quindi stagione finita per lui come per Javier Zanetti. Aggiungendo che il sottoscritto ha ancora la caviglia come lo zampone invenduto di Natale a Cortina dei f.lli Vanzina. Millantando che Popò abbia la stessa forma fisica di Ronaldo dopo, e sottolineo dopo, la cura dimagrante. Asserendo che l’Atletico Ellepi viene da qualche buon risultato ottenuto su campi impronosticabili e che la classifica dice:

(12)CAMCampetto 17  (13)AMAAmatori Via Verdi 13 (14)ATLAtletico Ellepi 12 (15)

Stasera la vedo veramente pelosa.

Invito quindi la cittadinanza di Bannia a presenziare senza indugio alla sfida salvezza. Un punto non basta a metterci al sicuro. Serve una vittoria. Serve giocare con concentrazione. Serve essere al servizio della squadra. Serve inseguire gli avversari. Serve alzare quella cazzo di testa, Andriani. Lo dico? Lo dico? Stasera sogno un gol romantico di Giovannino Vaccher. E come diceva Brandon Lee: non si può perdere per sempre.

Aggiornamenti

In the meanwhile la ViaVerdi ha giocato un recupero e l’ultima di campionato.
Nel recupero, giovedì scorso, sconfitta 4-2 a Sarone da parte dei Fiaschetti con ben 3 gol presi in cinque minuti nel primo tempo. I gol della ViaVerdi firmati Andriani e Papavero (gran gol).

Ancora Trevisan nella sconfitta interna 1-3 valida per il ritorno del campionato CSI serie B. Sconfitta pesante contro lo Sporting Livenza che complica la lotta salvezza visto che, nel frattempo, l’Ellepi (ultima in classifica) vince lo scontro diretto con il Campetto ed è ad un punto dal duo Campetto-Via Verdi. Il Fiaschetti è lontano 5 lunghezze.

Poche note positive per l’undici di Toffolon: condizione deficitaria (la sosta pasquale e il maltempo hanno vanificato tutta l’ottima preparazione post natalizia). La difesa è di nuovo un colabrodo: mai in questo campionato la VV aveva subito più di 3 gol. L’attacco continua a timbrare il cartellino ma in porta si arriva con estrema difficoltà. Infortuni: io sono alle prese con storici problemi alla caviglia sinistra e ne avrò per 15 giorni. Con un vero miracolo posso recuperare per lunedì prossimo.

Proverbi finlandesi, pensare veloce, giocare piano.

San Lorenzo – Rorai Grande – squarcio di desolazione che comincia a sentirsi provincia di Pordenone.

Rorai Grande è un paese dormitorio dove ci sono più bar che abitanti. Un luogo così venato di horror vacui che le ferrovie dello stato hanno deciso di farci passare una ferrovia in mezzo, tanto non disturba nessuno. Una ricerca che mi sono appena inventato, preparata in sinergia tra il centro sismologico friulano e l’istituto di Neuroscienze fondato da Padre Pio, ha dimostrato  che se al passaggio del regionale veloce Trieste-Venezia non ci tremasse il lampadario, il cervello (dopo un periodo di adattamento) non recepirebbe più lo sferragliare delle carrozze. Ed è su queste basi che il comune ha deciso di edificare attorno ad una ferrovia. Il campo del San Lorenzo è un campetto, dove gioca il Campetto, ricavato espropriando un po’ di orto-giardini che avrebbero solo ingrassato i figli di Peruch (quello delle sedie da giardino). Il regionale-veloce ferma a Trieste, Monfalcone, Sagrado, Gorizia, Cormons, Udine, Codroipo, Casarsa, Pordenone, Sacile, Conegliano, Spresiano, Treviso, Mogliano-Veneto, Venezia-Mestre, Venezia Santa Lucia e passa ogni 14 secondi comprendo il ruminare di bestemmie provenire dal campo.

Un adagio finlandese recita: Un uomo senza moglie è come un campo senza staccionata. 

Nel senso che ci limita? Nel senso che se c’è la staccionata non ci pisciano i cani o i regazzini vengono a fumarsi le canne? Nel senso di proprietà privata? Nel senso che se anche prendo il sole nudo almeno c’è la staccionata a coprirmi? Oppure che la staccionata indica che quel campo è il mio campo. Il concetto di proprietà privata dovrebbe essere rivisto affinché il mondo – e Rorai- fosse un posto migliore. Lo ridefinirei come proprietà curata: un luogo diventa tuo non perché lo acquisti ma perché te ne prendi cura. Se fosse in questo senso il proverbio finlandese mi troverebbe d’accordo.

Ma c’è un altro proverbio, sempre finlandese, già più condivisibile: Un po’ di esperienza vale più di un barile di conoscenza.

In un punto imprecisato del secondo tempo della partita di ritorno tra Campetto e ViaVerdi, poco prima che mi sostituissero, faccio al mio compagno di reparto Mauro Bergamasco:- Qua la vedo male -. Avevamo corso un paio di brutti rischi, con Onori che si è trasfigurato in miracolo non solo facendosi perdonare l’indecisione sul gol del pareggio del Campetto, ma addirittura salvando letteralmente la baracca in un paio di tu per tu da brivido. La squadra appariva imballata, stanca e senza idee. Il campo, la cui superficie totale è quanto la cantina di mister Toffolon, non permetteva né il lancio lungo, né un fraseggio corto in libertà. Ed i soliti tanti errori d’appoggio. E’ stato in quel momento che il bagaglio esperietivo di Mauro Bergamasco si è tramutato nel pensiero veloce che anche nella sua attività lavorativa è fondamentale. Immaginatevi la nuvoletta fumettistica sopra il cranione di Mauro:<< Stiamo pareggiando 1-1 che per come è andata la partita e vista la condizione generale ci va anche di lusso. Stiamo giù di corda e la difesa è sotto pressione. Palloni giocabili in avanti se ne vedono sempre meno. Che fare?>>. Ideogramma della lampadina: facciamo finire la partita. Con un paio di plateali pretesti giustificabili innesca una mini polemica con un loro mini giocatore (sfiorava il metro e trenta secondo me, mi marcava tra le costole basse) e spezza il ritmo partita. Così la ViaVerdi esce indenne dal campo di San Lorenzo, si mantiene terz’ultima a pari punti proprio con il Campetto e muove in avanti la classifica.

In mezzo è successo di tutto.
E’ successo che siamo andati in vantaggio con un gol del solito Trevi (che se ne è mangiati almeno altri tre) su un mio cross al bacio e su una follia in uscita del loro portiere. E’ successo che ho fornito una prestazione decorosa quando riuscivo a giocare piano e in tranquillità. Che potrebbe sembrare antitetico rispetto al pensare veloce. No. Giocando con meno frenesia nel primo tempo avremmo potuto dilagare o almeno questa era l’impressione. Le giocate migliori sono giunte da passaggi bassi in fascia dove Trevi o Io scendevamo a prendere palla e smistare per gli inserimenti. Ci è riuscito bene 3\4 volte e poi è arrivato il pareggio. Punizione dal limite, botta angolata, Onori ci arriva ma il rimpallo lo tradisce. Peccato perché proprio la frenesia ci porta a sbagliare l’inizio dell’azione o cercare soluzioni improbabili e difficili per gli attaccanti. Non siamo per un calcio veloce e nemmeno per il tiki taka. La nostra dovrebbe essere una via di mezzo. Ad un calcio dominato dal muscolarismo di tecnici alla Conte, preferisco un calcio più arioso e slow.  Pensare veloce e giocare piano, questo dovrebbe essere il nostro motto. Aver subitaneamente presente cosa fare e farlo nel tempo che ci permette di farlo bene. Questo significa abbandonare sempre di più i personalismi inutili, cercare di guardare il gioco (la famosa testa alta) e mettere in condizione i compagni di compiere la stessa giocata in tranquillità. Che a spazzare si fa sempre in tempo. E’ importante dopo una sosta ritrovare armonia tra i reparti e nella condizione generale e per farlo dobbiamo giocare tutti e tuttinsieme.
Inoltre è successo che abbiamo preso un palo con Alba, mancato un paio di occasioni clamorose, rischiato come Dio comanda e che siamo più che soddisfatti del pari.

Formazione: Onori, Ruvigne, Krasilnikov, Verardo S., Mior, Alba, Papavero, Bortolux, Moi, Trevi, Berga.
Subentrati: Vivan, Andriani, Vaccher, Siddi e Popò.
A disposizione: il rossino (ossia Michele Menegon quello che ha detto all’arbitro “rilassati”), Lo Coco, Fantin, Cataldi.

Aneddoti:
1) Michele Menegon avrebbe detto all’arbitro di rilassarsi e quello per dispetto è impazzito inveendo verso la panchina. Da quel momento non ci ha più fischiato niente. Consigliamo sedute di training autogeno pre partita. Ah si, avrebbe apostrofato Michele come ‘Rossino’ per via del giubbotto rosso.
2) Un Grazie a Sandro Verardo che ha abbeverato la ViaVerdi al chiosco.
3) Un abbraccio da tutta la squadra a Baz.
4) Complimenti all’abbigliamento casual sfoggiato da Claudio Bortolussi nel post partita. Giacca e cravatta e via nella sua autoblu. Sospetto che durante la settimana faccia il dittatore in qualche paese dell’Asia Centrale.

Dalla regia mi dicono che è il momento per i saluti. A Claudia Maria P. che ci segue sempre con passione. Sarai mica parente di Melissa P.?

La sizza del Lunedì: calcio amatoriale & Pamela Anderson.

Hello everyone,

Mi è giunta una mail di lamentele dall’arcivescovado di New York perché parliamo sempre meno della realtà amatoriale e sempre di più di fidanzate di calciatori. La firma è del cardinale Dolan, che era in prima fila, insieme a Verstappen, per fare il collaudatore della Sauber, ma ha poi optato per la carriera ecclesiale e cinematografica. Autore di pellicole di culto quali Il cavalieri oscuro – la vera storia di Joseph Ratzinger quando faceva lo scenografo nei film di George Lucas -, accogliamo la richiesta del cardinale Dolan e parleremo dell’amatoriale.

Si sa che l’industria del porno non è più la stessa da quando Pamela Anderson è diventata famosa. Ma perché Pamela Anderson è diventata famosa? Non ce ne vogliano Joey e Chandler di Friends, ma riteniamo improbabile che un’autentica icona made in Canada, sia rimasta così indelebile nell’immaginario collettivo solo perché le sue minne ballonzolavano in un costume rosso. Spesso si confonde lo start up con le successive tappe di un percorso artistico formativo. Il vero motivo per cui Pamela Anderson, a sessant’anni suonati (o quanti ne ha), detiene il record di copertine su Playboy, è che in un famoso video, girato con mano ferma insieme al suo ex (all’epoca era neo) marito Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Lee Jones che è un bovaro texano esperto di alieni e di principi del Belair), durante un amplesso in cui l’inquadratura indugiava insistentemente sull’inguine di Tommy Lee (da non confondersi con Tommy Vee che è un bovaro trevigiano che crede di aver inventato lui la musica house), lui le dice:- Oh baby, sto per venire:-. E lei:- Coprimi*-. Tutto qui. Guy Debord direbbe che in una società spettacolarizzata, spettacolarizzare lo spettacolo non è causa ma effetto della spettacolarizzazione; una sua perversione a fini riproduttivi. Questo perché il culto dell’immagine è un sistema integrato che plastifica e mercifica e la mercificazione è la peggior alleata del tempo che passa e dell’effetto buccia d’arancia. Per farvi un esempio: mangereste mai delle fette d’ananas sciroppate Dal Monte scadute nel ’94? Quindi parafrasando la legge di Warhol, scritta dall’artista sul tovagliolo sul quale sorseggiava il suo Martini Dry, perché Pamela Anderson è rimasta famosa più di 15 minuti e, ad esempio, Flavia Vento no?
Spettacolarizzare un’immagine significa estetizzarla? Non confondiamo i campi. L’immagine è una cosa, l’immaginario un’altra. Ed è sull’immaginario spettacolare che avviene quel processo\tentativo di resilienza al tempo che dovrebbe trascendere le rughe o le cadute di stile. Esempio concreto?
Pamela Anderson è questa:

pamela_anderson_american-actress-candian-citzenship-6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma anche questa:

Pamela Anderson Opts Out of Makeup in Malibu!

Che uno disce se le minne sono quelle di cui sopra, posso anche rischiare d’inciampare sulle sue occhiaie.

L’immanentismo sincronico della fotografia non permette all’icona il trascendere dell’immagine hic et nunc. Quindi si riduce tutto ad un fattore estetico, nel quale possiamo affermare che, nel suo sistema, la Pamela Anderson della prima foto è meglio della seconda. E lo facciamo perché altrimenti, tra le due foto, la mente umana si troverebbe in uno stato di inequivocabile confusione. Questo livellamento estetizzante non vieta di pensare che trattandosi della stessa persona, probabilmente Pamela Anderson questa gran figa non lo è mai stata e fosse famosa per altri suoi attributi. L’immaginario espresso dall’iconografia di CJ Parker, in Baywatch, lasciava intuire che l’attrice che la impersonava fosse una cagna invereconda, ma anche sensibile, giusta ed ingenua. La realtà restituitaci dal video del viaggio di nozze con l’allora marito Tommy Lee, invece, ce l’ha restituita come tutti speravamo che fosse: cagna e basta. L’abitudine alle telecamere e all’ostentazione della propria immagine (che è a sua volta un prodotto riproduttivo della mente di Pamela -che ha ridisegnato il suo corpo come voleva che apparisse-) certo aiuta ad essere disinibiti anche di fronte ad una handycam imbracciata dal marito, ma l’intimità è tutta un’altra cosa. Per quanto giovane, l’immagine della Pamela sul lago dell’ammore, è più accostabile a quella della seconda foto.

Non è marginale notare che la pubblicazione di siffatto video e la notorietà raggiunta al pubblico di ogni età e genere, dovrebbe farci sorgere la domanda: si guarda il video perché Pamela è famosa o l’avremmo fatto comunque? E che sia una filtrazione rubata o un’abile operazione di marketing, non è più un discorso marginale. Perché per rispondere  alla domanda di cui sopra, dobbiamo convenire che sono entrambi i fattori ad essere influenti. E nel farlo notare che l’immagine pubblica di Pamela Anderson, immersa nel divenire cronostorico, è mutata ancora nel corso degli anni, ma il suo immaginario, invece, rimane inalterato.

Il filmato amatoriale hard della luna di miele di Pam è stata una delle prime testimonianze del prorompere dell’intimità nella sfera del mondo delle celebrity, uno degli ultimi taboo catodici a cadere e scoprirsi architrave della comunicazione nxt gen, ossia la rete. Timidi tentativi sono stati fatti anche in Italia, ma con risultati scadenti perché prevedibilmente didascalici o perché palesemente fittizi. Ed uno dei motivi per cui l’immaginario di Pamelona è inossidabile è per l’estremo realitysmo che lo circonda. D’altra parte il dilemma dell’uovo di Colombo – espresso dalla domanda di cui sopra -, è ciò che intendo per realytismo: non guardiamo il video solo perché è di Pamela Anderson in quanto v.i.p., ma soprattutto perché è Pamela Anderson senza l’immagine a cui eravamo abituati ad accostarla ( e l’unico modo che poteva avere Pamela per scoprirsi di più era solo il porno). Se ci pensate bene lo stesso “Grande Fratello” spettacolarizza lo spettacolo cercando, attraverso una pseudo-realtà, di unire e confondere quel processo d’origine nel quale un uomo comune diventa famoso proprio nel momento del suo essere comune e proprio per quel motivo. Cerca di tramutare la normalità in divismo puntando sulla natura realistica del divismo. Ma nel farlo prestabilisce regole e precetti affinché l’individuo comune stesso si tramuti in divo; un realismo dopante, deformante.

Intervallo per non udenti:

Non so a me comunica che Pamela vorrebbe salvare le foche facendo pompini. A voi?

Sky non fa la stessa cosa? All’interno di certe regole e moralismi ovvio, ma l’intrusione delle telecamere negli spogliatoi prepartita , tra ragazzotti imbalsamati e zarri dal cuore d’oro che salutano la mamma, non vorrebbe restituirci quel grado di intimità e realtà che ci era precluso? In realtà è una mistificazione. Per chiunque abbia giocato a calcio a qualunque livello, la dinamica da spogliatoio ha sempre certe connotazioni. Non credo che per i calciatori professionisti sia poi così diverso.  Per cui introdurre la telecamera irrigidisce la naturalità dell’immaginario alterandola e virtualizzandola. Insomma è l’esatto contrario dell’amatoriale. Ecco perché secondo il sottoscritto il calcio che sarà, quello verace, quello sincero, quello prolet, non potrà prescindere dalla sua componente più tradizionale ed amatoriale che possiamo anche declinarla così: il fatto che con due zaini e una palla il calcio è già gonfio della sua essenza formativa. Introducendo delle telecamere in uno spogliatoio amatoriale, si otterrebbe un deformante approccio alla Sky, che devierebbe naturalmente il reale nel realytistico. Tuttavia l’approccio narrativo, descrittivo o, tornando a Pamela, rubato dalla videoteca di casa restituirebbe l’essenza semplice, chiara e distinta del calcio. Esattamente com’era e non è più. Lo stesso rivolgere più riflettori alla realtà ci restituirebbe più umanità e più svirgolate. L’errore, ad esempio, è l’essenza del comico e anche non lo vogliano ammettere la serie A stessa si regge sulla differenza tra campione e nullità. Insomma che le immagini nel video di Pamelona siano sgranate, il linguaggio colorito, la recitazione di bassa lega e la parte della cerimonia non solo incredibilmente kitsch ma anche skippabile grazie al fast forward, non mina il know-how di un pompino come si deve.

Credetemi: se la vostra ragazza nell’intimità, al culmine del piacere, vi dicesse ‘coprimi di sborra’, voi lo vorreste rivedere. E allora nessuna Ilaria D’Amico che tenga potrà dirmi che gli addominali di Balotelli siano più interessanti degli addominali di Nicola Fantin o che i gol di Messi siano meglio dei tiri alti di Denis Mior. Anzi. Oppure che i pipponi di Mourinho abbiano più pregnanza degli insulti a bordo campo di PP. Che Achille Toffolon non abbia una rubrica settimanale su TPN (Telepordenone ndr) su come pescare lo storione e che Gianni Cerqueti stia ancora facendo telecronache in RAI, indica perfettamente per quali motivi l’industria del porno (e del calcio) è in ginocchio: 1) icone pop strapagate per fare cose che comunque fanno tutti tranne in Vaticano. 2) Spettacolo che si spettacolarizza amplificando l’eco delle proprie promesse non mantenute (e non ditemi che Siena-Chievo non è una promessa non mantenuta dall’ingannevole pubblicità sky che la disegna come la sfida salvezza più intensa di tutti i tempi) 3) La multidisciplinarietà impone alti standard di performance. Che una siliconata con il cervello immerso nel cloro e la voce di Sbirulino -che sulle note alte preorgamiche sveglia il Fox Terrier dei vicini anche se indosso l’auricolare-, mi faccia credere di essere la madre di una figlia che, ad occhio e croce, ha due anni più di lei e sta con un negro che, guardacaso, ha un pene di un metro che basta per tutte e due e avanza, lo trovo patetico. Per questo dico: prima diventi un’attrice e poi in caso ti rifai le tette. Così come sarebbe importante uno sceneggiatore che almeno azzecca qualche nesso causale nelle vicende. Inutile spiegarvi che Pamela Anderson non decantava il Petrarca mentre spompinava a Tommy Lee, eppure un due cazzate per farglielo venire duro le trovava. Invece sembra che Fabio Caressa sia uno di quegli stanchi sceneggiatori di catena di montaggio del porno che punta le fiches sull’epica della vicenda e su particolari di contorno del tutto irrilevanti. 4) Senza realismo il realitysmo è farsa. E, a mio avviso, se devo valutare un porno solo dall’atto (come avviene in molti casi mainstream, puntando sul carisma dei performers) almeno che ci sia passione e non urlacci a ripetizione che non sai mai se è venuta oppure è partito l’antifurto dell’Audi. A questo punto togli il sonoro e fai mixare il video da Skrillex. Questo per dire che non automaticamente quando il Bologna passa la metà campo, il telecronista deve vederci una potenziale azione da gol da rendere memorabile con isterie fuori contesto. 5) Sembra senza soluzione il nodo problematico del se sia possibile spettacolarizzare la realtà senza deformarla. Con alcune abili operazioni di maquillage il porno sembrava essersi reinventato. In verità è soltanto riuscito ad arginare temporaneamente lo tsunami amatoriale o rendendolo indistinguibile da un prodotto mainstream, oppure in una promozione di viral marketing che ha intasato i flussi riproduttivi online. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il fine artistico della pornografia, ma è uno slittamento ex post degli strumenti di fruizione. Così ha fatto il calcio. Non si è inventato nuovi prodotti esportabili, ma ha saturato il mercato ed incipriato il naso a protagonisti e co-protagonisti, mantenendo un totale, omertoso ed ossequioso distacco etico che si traduce in una globalizzazione di pensiero. Ascoltare le interviste di calciatori ed allenatori è diventata una estenuante prova di resistenza alle banalità. E più si banalizza il pensiero più quelli di Sky sembrano goderne. Qui scado nella speculazione, ma secondo me è perché più l’attaccante dice che non è importante il suo gol ma come si è espressa la squadra, più quelli di Sky credono di aver fatto un affare in termini di costi e tempi. Scatenando, tra l’altro, antagonismi ad orologeria perché la palpebra non cali. E in tutto questo ci tolgono persino la Gialappas perché non faceva più profitto come una volta.

Se io posso permettermi di dire che l’Azzanello è una squadra insopportabile e che giocarci contro è una rogna e ci rischi le tibie, è perché so che in questo cazzo di blog è molto difficile che un giocatore dell’Azzanello si imbatta in questa frase dopo un post lungo un chilometro. E se anche il loro terzino letterato leggerà troppo e arriverà alla frase incriminata, non se ne abbia a male. Io c’ho giocato contro l’Azzanello e ce le siamo date in campo di santa ragione con strascichi di follia a bordo campo connessi. Che male c’è? Mica li ho giudicati come persone. Ne ho dato solo una opinione da avversario. Mi chiedo perché non si possa fare. Capisco che riprendere una partita amatoriale poi devi riempirla di bip al posto delle bestemmie ed è un lavorone in fase di post produzione, ma in fin dei conti cos’è meglio? Anche non fossero bestemmie o imprecazioni, ma semplici concetti calcistici non filtrati dal buonismo televisivo, non riterreste questo prodotto infinitamente più qualitativo? Insomma vi ricordereste di Pamela se avesse fatto solo Baywatch?