Lutto al brazzo

La Sizza in Panca (TM) osserverà due minuti e sedici secondi di canto gregoriano per il triste annuncio del ritorno di Mario Balonpiè nel campionato italiano.

Galliani e il Milano hanno fatto una pensata geniale: come possiamo affossare ancor di più un campionato travolto dagli scandali, dal malcontento e da Antonio Conte? Ma certo! Compriamo uno che dopo un po’ gli stessi tuoi tifosi odieranno. Uno che, se potesse, starebbe tutto il giorno davanti alla playstation o ad un paio di tette e che gioca a calcio solo per permettersi di stare davanti alla playstation e ad un paio di tette. Un metalmeccanico precario dell’Adecco mancato.
Mr B. dichiara di averlo preso perché ha fatto piangere Corrado Tedeschi.

Corrado Tedeschi: Balotelli mi ha fatto piangere.

Giancarlo Abete, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio che, insieme a mr B, è l’unico ancora a sillabare la parola GIUOCO, si esalta: << E’ un bene per il calciuo italiano che Balotella sia tornata in Italia. E se magari presenta un po’ di figa ancor meglio >>.

Ma non tutti sono contenti del ritorno di monsieur Marieux. Mauro Bergamasco, presidente dell’associazione ‘Non esistono neri italiani’ e tifoso milanista, non sa cosa pensare. Pierluigi Bersani, candidato premier per il PD, chiosa: << Con Balotelli in Italia, rischiamo il pareggio al Senato>>. Angela Merkel è la più diplomatica, dichiarando che farebbe del sesso anale con Balotelli nonostante tutto. Bruno Arena, dei fichi d’India, appresa la notizia da Studio Aperto avrebbe detto le sue prime parole dopo l’ictus: << Bautela arrarararararararara>>.

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La Sizza del Lunedì (Ode a Marcelo Bielsa)

 “[…] Il successo è deformante, rilassa, inganna, ci rende peggiori, ci aiuta ad innamorarci eccessivamente di noi stessi; al contrario, l’in-successo è formativo, ci rende stabili, ci avvicina alle nostre convinzioni, ci fa ritornare ad essere coerenti. Sia chiaro che competiamo per vincere, ed io faccio questo lavoro perché voglio vincere quando competo. Ma se non distinguessi quello che è realmente formativo e quello che è secondario, commetterei un errore enorme.”

Vi siete mai chiesti perché si usa il participio del verbo succedere per indicare una vittoria? Perché è ciò che segue un’azione concreta, ciò che avviene secondo un causa-effetto essendoci di mezzo un fine, uno scopo. Lo scopo del calcio è fare gol, andare avanti, vincere le partite secondo le regole. La progressione, che è un cardine di questo sport, non è però da intendersi solo come fenomeno fisico singolo. E’ un movimento collettivo che non isola il giocatore da molti fattori extra-fisici. La tensione alla vittoria è qualcosa di astratto. Il gol è quanto di più concreto possa esserci. Su questi due piani bisogna lavorare per essere una squadra di successo; per farlo gli ingredienti sono molteplici e bisogna avere la fortuna di poterli coordinare assieme. Tutti questi ingredienti partono da un assioma: se la vittoria è una progressione portata a buon termine di eventi, allora anche il fine del calcio sta in quella progressione.

Il calcio è movimento.

Il calcio è movimento.

Il famoso aforisma bielsista ‘il calcio è movimento’, non è altro che una condensazione di questo assunto teorico. Il fatto che lui estremizzi questo concetto traducendolo, per quanto possibile, su un piano pratico lo ha reso famoso al mondo per essere ‘El loco’. Pep Guardiola stesso non ha mai nascosto di aver imparato più da Bielsa che da chiunque altro. Solo che Guardiola ha avuto meno coraggio sia nella scelta della squadra, un Barcellona pieno di talenti, sia nell’interpretazione complessiva del credo ‘il calcio è movimento’. Bielsa omette una componente essenziale alla frase: il calcio è movimento verticale. (Ed in questo Guardiola si è dimostrato meno ricettivo). Se il trionfo passa attraverso le vittorie e le vittorie attraverso il gol ed il gol attraverso il gioco d’attacco e il gioco d’attacco attraverso una organizzazione collettiva e così via, allora deve esserci anche una direzione verso la quale è orientato il tutto: quella direzione è la porta avversaria. Verticàlidad.
E Bielsa non si dimentica nemmeno cosa avviene dopo il trionfo, dopo il successo. Solo altro successo, perché il calcio divora instancabilmente se stesso. Qui Bielsa si ferma, riflette, rimugina, rimane sbalordito, folgorato. Se il calcio è movimento verso il successo che, in fin dei conti, non arriverà mai, ciò a cui io devo dedicarmi è ciò che succede, la successione. E Marcelo Alberto lo esegue in modo ossessivo, maniacale; compiendo il vero sforzo metafisico, quasi alchemico, di tradurre in pratica una teoria filo-sportiva, si è accorto di una cosa: che la vittoria davvero non arriverà mai, che basta la tensione ad essa, perché il trionfo è foriero di una deformazione verso se stessi.

“La relazione tra esito e insuccesso è stata fondamentale nella mia vita, ma esito e felicità non sono sinonimi (…) dovremmo chiarire alla maggioranza che l’esito è l’eccezione, che gli esseri umani solo a volte trionfano. Abitualmente questi si sforzano, combattono e vincono, ma solo ogni tanto, molto di rado. (…) L’esito è deformante, rilassa, inganna, ci peggiora e ci spinge a innamorarci di noi stessi, il fallimento è al contrario formativo, ci solidifica, ci dona coerenza”.

Ciò che ci rende felici non è il successo; la relazione tra felicità e trionfo è impropria e asimmetrica. Ciò che ci rende davvero felici è il gioco stesso, il mettersi in gioco, l’essere-gettati nel gioco. E il tempo delle analisi è sempre tempo ben speso, soprattutto nella sconfitta, perché -cito- ci solidifica, ci dona coerenza. Ecco perché giocatori e tifosi dell’Athletic club dovrebbero essere felici di non aver vinto nulla, nonostante meritassero di più.

All’indomani della sconfitta in copa del rey contro il Barcellona di Guardiola, Marcelo si lascia andare ad una chiacchierata amara con i suoi calciatori, figlia del disappunto per le cocenti sconfitte (l’ultima di appena due settimane prima contro l’Atletico di Madrid in finale di Europa League). Ma ci sono due piani distinti da tenere in considerazione che nel discorso di Bielsa sono aggrovigliati l’uno all’altro: uno fisico, l’altro metafisico. L’Athletic, che aveva fatto una stagione straordinaria, eliminando in Europa League Squadre del calibro di Psg, Manchester United, Schalke 04 e Sporting Lisbona (senza quasi: una champions league), non ne aveva più. Era scarico mentalmente e fisicamente. E se le squadre di Bielsa non mantengono quell’atteggiamento oppressivo sul campo, si sciolgono. Perché Bielsa è in grado di plasmare la squadra a immagine e somiglianza della sua personalità. Se qualcuno gli chiedesse: perché pressare sempre così alto ed in modo asfissiante? Risponderebbe: perché sono un tipo ansioso. Bielsa forse lo sapeva, forse no, non importa. Nel discorso è chiaro: – Avete giocato male e avete perso. Forse eravate troppo appagati dalle recenti vittorie. Se non volevate trovare le ultime energie residue per la gloria, peggio per voi. Non è per questo che sono qui. Ma gettando la spugna senza giocare avete commesso quello che secondo me è l’errore più imperdonabile: non essere degni delle aspettative che avete dato al vostro popolo. Non ve ne rendete conto, siete ragazzini milionari, ma quello che avete fatto è stato ignorare ciò che vi dà da vivere, il calcio stesso. Ed in ciò mi sento umanamente responsabile anch’io -. Il lutto sportivo è solo anticamera di un delitto peggiore, sfuggente e metafisico. E questo non lo si può imparare alzando un trofeo. Da brividi.

E aspetterei a definire disastrosa l’annata corrente. Perché un anno come questo, con tutto quello che è successo a Ibaigane, avrebbe affossato chiunque. Bielsa, a fronte di qualche turbolenza di troppo e della sua intransigenza, ha indossato l’elmetto e si è messo in trincea. Perché è nel periodo più nero che vedi meglio la luce.

Il calcio è come la vita: caotico succedersi di successi ed in-successi. Ora a voi decidere se pressare alto o meno.

 

 

Huncoat United

http://www.huncoatunited.co.uk/

E alla fine rimasero da soli. Anche i pulcini dello Huncoat United, Lancashire, dopo 5 anni senza nemmeno una vittoria, e dopo aver incassato 600 gol in 100 partite ( una media imbarazzante ma non inusuale per i pulcini ), finalmente ritrovano la vittoria: 2-0 ai pari età del Brielfield Celtic. Foto di rito e cenone al fast food, perché una vittoria in 5 anni val bene una sbronza di coca & fanta. Complimenti ai ragazzini dell’Huncoat che lasciano l’incombenza di un nuovo record negativo a noi della ViaVerdi.

Siamo oltre i 400 giorni senza vittoria. Francois Truffaut ci farebbe un mesto film nouvelle vague.

 

Unofficial World Cup

Grazie sempre agli amici di Lacrime di Borghetti, il miglior blog dai tempi dei vangeli apocrifi, scopro che esiste un campionato del mondo alternativo, dove a vincere non è sempre la Germania (cit.), dove il Brasile potrebbe essere più che pentacampeon e dove la gloria attende anche la Corea del Nord o le grandi perdenti di ieri: Olanda, Ungheria, Rep.Ceca. Come funziona?

http://www.ufwc.co.uk/

Unofficial world cup è la coppa del mondo di calcio vista con le regole del pugilato. Dal primo incontro di calcio tra due nazionali (Inghilterra e Scozia nel 1800 e fischia) – nel replay vinse l’Inghilterra 4-2-, ogni squadra può affrontare la pretendente al titolo, come accade nel pugilato. Se la squadra detentrice vince, continua a mantenere la cintura, se perde c’è un nuovo campione del mondo.

Ciò non toglie che anche con questo metodo la ViaVerdi nel 2012 non ha vinto un cazzo.

La Sizza del lunedì anche se è martedì.

Un’influenza intestinale mi ha costretto lontano dal pc e stretto alla tazza tutta la giornata di ieri. Ormai non è più da imputare al caso che, dopo una cena di squadra, io passi la giornata dentro e fuori dai plafoni smaltati. I miei vorrebbero tanto comprarmi un bagno chimico da mettere all’esterno dell’edificio principale, proprio accanto alla piscina gonfiabile in disuso. In più volevo aspettare il risultato ufficiale dell’Athletic Club impegnato nel monday night al Benito Villamarin di Siviglia.

Ma andiamo con ordine:

La ViaVerdi
Ormai è più il tempo che passo con questi diseredati che quello che passo con i figli di Anna Tatangelo. La prima amichevole 2013 si chiude con una nuova sconfitta 3-2 maturata nei secondi di recupero dopo che la squadra è stata quasi sempre in vantaggio sin dal primo tempo per effetto di un gol di Papavero su assist di Sforzin che voleva passarla a me. Il 3-4-2-1 di Toffolon sembra dare qualche frutto e viste le disastrose prestazioni con la difesa a 4, tornare all’antico mi sembra cosa buona e giusta. Sabato cena di squadra con il presidentissimo Siddi cuoco d’eccezione insieme all’allenatore in seconda Parrucchieri-Pettirossi e al tagliaossi della VV: Juan Sebastian Vaccher.

Athletic Club
Per vincere bisogna avere un obiettivo comune e remare tutti insieme verso tale obiettivo. Un bell’Athletic pareggia 1-1 al Benito Villamarin di Siviglia contra el Betis, squadra di grandi ambizioni. Avrebbe anche meritato i 3 punti l’Athletic ma quest’anno ci dice male e bisogna farsela bastare. Un buon punto in chiave salvezza che riporta a +4 il distacco dall’ultimo posto buono per la segunda. Segna ancora Aritz Aduriz. Fuori sia il futuro juventino Llorente, sia il dissidente Amorebieta. E le cose sembrano girare per il meglio. Un consiglio a Bielsa: non avrei tolto Muniain.

Roma-Inte:
Si chiude sull’1-1 la sfida dell’Olimpico tra l’ex eterna prima e l’ex eterna seconda degli anni post Moggiopoli. Risultato che non accontenta nessuna delle due squadre, tranne Stramaccioni che naviga a vista e tira un bel sospiro di sollievo per aver salvato la panchina anche questa domenica. Dai che lo mangi il capretto a pasqua.

Il Milano: 
Si sta facendo il suo onesto campionato. Vince con le piccole e perde o pareggia con le grandi. Ad Allegri e alla brigata di regazzini proprio di più non si può chiedere. C’è la partenza ad handicap che potrebbe non permettere il raggiungimento del traguardo finale (i preliminari di Champions), rimane che per come si era messa i meriti di Allegri sono di cavare il sangue dalle rape. Se non si chiamasse Milan, ma Genoa, staremmo parlando di un campionato sontuoso.

Torino:
Vince la sfida salvezza con il Pescara. E questa gara verrà ricordata dal sottoscritto in quanto sono gli unici gol della serie A che abbia visto. Il resto sono descrizioni, sentito dire, passaggi al bar che mi permettono di ricostruire l’intera giornata di campionato.

Superbowl :
La prestigiosa finale del campionato NFL americano, si giocherà tra i San Francisco 49ers campioni della west conference, contro i Ravens di Baltimora, che hanno trionfato a est. Si prospetta una finale combattutissima tra due compagini che fanno dell’attacco (49ers) e della difesa (ravens) i maggiori punti di forza. Bella tutta la post season di football, con partite ad altissima tensione e con risultati in bilico fino all’ultimo. Mi chiedo perché in Europa tiri di più il rugby.

Ora vi lascio con un alto momento di televisione. Auf wiedersehn.

Lo staff tecnico: allenatore in seconda Dennis Pascuttini.

DP suda esultando

DP suda esultando

 

Nome: Dennis Pascuttini
Soprannome: Parrucchieri-Pettirossi.
Ruolo: Allenatore in seconda e motivatore della VV.
Origine del soprannome: si da il caso che, nei miei primi giorni alla VV, che non conoscevo nessuno e confondevo i vari nomi, ho chiesto svariate volte chi fosse quello che mi insultava pesantemente dalla panchina. Non ricordando perfettamente il nome, ma ben sapendo iniziasse per p, iniziai a chiamarlo Parrucchieri, per via del ciuffo ribelle, che si può notare in questo documento degli ‘early days’:

Il primo in alto a destra

Il primo in alto a destra

 

Al quale si è aggiunto, in un secondo tempo, il suffisso Pettirossi, per via del suo carattere fumantino. Profondo e fine conoscitore di psicologia calcistica, il suo credo professionale è affine alla corrente degli ‘insultazionisti’, ossia coloro che credono che la critica negativa e vernacolare, o l’insulto formale, aiutino il calciatore a dare il meglio di sé. I calciatori della VV sembrano apprezzare. Mister Pascuttini è stato insignito dell’ambito premio: uomo senza peli sulla lingua 2012.

–  Posso sembrare duro, ma lo sono soltanto perché anch’io sono stato calciatore e le figure che più mi hanno aiutato a migliore sono stati dei maestri severissimi e temibili-, dichiara a dj grizù durante il suo programma radiofonico -.

Lo staff tecnico: allenatore Achille Toffolon

Mister Toffolon: foto dell'autovelox.

Mister Toffolon: foto dell’autovelox.

Nome: Achille Toffolon
Soprannome: A-killer, magister, il purissimo, Dan Ocho.
Occupazione: è stato il più grande campione di pesca sportiva sopra il tropico del cancro.

Toffolon si qualifica al secondo posto nel Gran Premio di pesca sportiva a Torvsal in Norvegia. Al primo posto: Sampei.

Toffolon si qualifica al secondo posto nel Gran Premio di pesca sportiva a Torvsal in Norvegia. Al primo posto: Sampei (JAP).

Chief-master della ViaVerdi. Dopo una sconfitta evita saggiamente ogni commento sulla partita. Se qualcuno gli chiede -Mister, come ho giocato?-, lui risponde:- Do che ‘ndemo a magnar?-. Questo perché sa molto bene che le parole a caldo possono essere mal interpretate. Qualche acciacco fisico quest’anno si è manifestato durante gli allenamenti quando, mostrandoci un esercizio, gli sono ceduto entrambe le ginocchia. A breve affronterà un’operazione e tutta la ViaVerdi gli augura pronta guarigione.
Segni propiziatori: strofina alacremente indice e medio contro pollice. Di entrambe le mani.
Segreti professionali: è un purista del gioco del calcio. Più c’è fango e più è contento. Il suo modo d’intendere calcio è molto semplice e lineare e, con una truppa come la nostra, è già troppo complicato.

Poco prima del dramma.

Poco prima del dramma.

Ipse dixit: hop-hop (facendo il gesto dell’1-2); do che ‘ndemo a magnar?; ah, la scjena.

Tony Soprano all'aeroporto di Ronchi dei legionari

Tony Soprano all’aeroporto di Ronchi dei legionari

 

La Plantilla: Sandro Verardo.

Tavola delle emozioni di Sandro Verardo: 1) Scettico 2) Soddisfatto 3) Manzo 4) Perplesso 5) Confuso 6) Felice 7) Spensierato 8) Triste 9) Autogol

Tavola delle emozioni di Sandro Verardo: 1) Scettico 2) Soddisfatto 3) Manzo 4) Perplesso 5) Confuso 6) Felice 7) Spensierato 8) Triste 9) Autogol.

Nome: Sandro Verardo.
Soprannome: Pyongyang, quasi-verardo, Sandro subito.
Ruolo: defender of VV team.
Historia: La leggenda vuole che Sandro Verardo sia nel guinness dei primati, in una curiosa categoria: l’uomo che ha fatto più lavori in vita sua. Alcuni estratti dal suo curriculum: guardaroba in un disco-night di  (da cui il termine: verardrobe); capo-coordinatore dei bodyguards di Britney Spears; insegnante di violenza alla Stanford University (CA); vicepresidente di una holding con sede ad Aruba che produce impermeabili per la ViaVerdi (una consociata della Givova, il cui presidente è il quasi omonimo Alessandro Verardo); co-sceneggiatore di ‘Il ragazzo dal kimono d’oro’ con Kim Rossi Stuart (ha un album intero di foto che lo ritraggono con Kim Rossi Stuart); comparsa e stuntman di Alberto Tomba in ‘Alex l’Ariete’; Era tastierista di David Hasselhoff nello storico concerto sulle macerie del muro di Berlino […] difensore della Via Verdi.
Piede preferito: il tirapugni.

Dicono di lui: M.A. Toffolon: Sandro? Alessandro? Ma chi, Verardo? Ma Sandro o Alessandro? Sandro? Alessandro? Parrucchieri-Pettirossi: (sigh)

La Plantilla: Giuseppe Cataldi

Unica immagine disponibile da vicino di Giuseppe Cataldi.

Nome: Giuseppe Cataldi
Soprannome: Il Tavoliere delle Apulie, Ciusè, Desaparesiddi, PS (peso specifico).
Ruolo: L’uomo che riesce a fare più velocemente l’autostrada adriatica.
Historia: Avete presente quelle storie di una famiglia medio-borghese di Conegliano (TV) che si trasferiscono in campagna e comprano, occasione d’oro, una bella magione dove i precedenti proprietari sono stati brutalmente assassinati e ,poco dopo, vengono torturati dal fantasma? Ecco, Giuseppe Cataldi è quel fantasma, solo che al posto della casa lui sta nello spogliatoio di Bannia e non sai mai quando si paleserà. Recenti voci di corridoio lo vogliono fermo in coda a Roncobilaccio.
Segni particolari: è figlio di Liam Neeson.

Dicono di lui: M.A. Toffolon (settembre): è venuto una sola volta, è ancora presto per giudicarlo. (ottobre): l’avrò visto due volte, è ancora presto per giudicarlo. (novembre): cos’ha detto che non viene perché doveva andare all’Emisfero ? (dicembre): e fate gli auguri a Giuseppe se lo vedete. (gennaio): Giuseppe, Giuseppe dovrebbe dirmi qualcosa questo nome.
Parrucchieri-Pettirossi: mi pare che faccia un lavoro di falegnameria parastatale a Betlemme (TA).