Se saltelli muore Balotelli

Mario Balotelli è quel sub umano per il quale sembra imporsi un concetto di ‘razza diversa’. Tentando di non cedere al ricatto mi sono imposto di credere che le azioni ‘pubbliche’ di questo troglodita milionario siano solo il frutto shakerato di ignoranza, opulenza, devoluzione darwiniana, presunzione, educazione fai-da-te e segno di un millenarismo imminente. Mio padre dice di lui che non sarà certo un maestro di vita, ma che vuole bene alla sua mamma. Io sto più dalla parte di Filippo, fratello di Alessandro, talismano della VV:<< Mi ha schifo. Non riesco nemmeno a guardarlo. Mi fa schifo come gioca, come si comporta, quello che rappresenta. Giocherei in dieci tutta la stagione piuttosto che vederlo in campo>>.
L’ultima sua trovata è un tatuaggio sul petto di una frase attribuita a Gengis Khan:

 “Io sono la punizione di Dio. Se voi non aveste commesso peccati gravi, Dio non avrebbe mandato una punizione come me su di voi”.

E, credo per l’unica volta, di essere d’accordo con Mario. Di quale colpa si sarebbe macchiata questa infausta umanità mediatica e pallonara per sorbirsi le idiozie di questo pezzente arricchito? Rimane oscuro il destinatario della citazione. Sono gli avversari contro cui la furia nera si scaglierà iraconda, ammesso che Roberto Mancini lo tolga dalla naftalina? Oppure siamo tutti noi, costretti a conoscere vita, morte, inseminazioni, corna e miracoli di un eroe in tempi così infami. Mi chiedo se sia più stronzo lui o quelli di gazzetta.it.
Quello che è certo è che per lui c’è una sola destinazione possibile in Italia: il Milan. Penso che nessun’ altra squadra si macchierebbe l’immagine in maniera così indelebile. Il Milan invece non ha bisogno di ripulirsi. Ha già Berlusconi come presidente. Sarebbe l’incubatrice perfetta per il germe Balotelli. E noi aspetteremo fiduciosi l’avvento della Punizione di Dio. O magari, ancor più fiduciosi, un suo incidente stradale. <<No, il male non si augura nemmeno al peggior nemico, figlio mio>>. <<Ma Balotelli non è mio nemico, è il nulla cosmico con degli addominali scolpiti>>.

Ricordati: Se saltelli muore Balotelli (che è anche il coro più bello di sempre).

La Plantilla: Alessandro Sforzin

Il baz in uno dei suoi momenti calcistici migliori

Nome: Alessandro Sforzin
Soprannome: Baz, House Grinder, Pincio Muzik.
Ruolo: Non so. Per me è tipo un laterale destro ma andrebbe verificato.
Segni particolari: Più bello dell’Adriano Celentano dei tempi che furono. Straordinaria la sua somiglianza con Joan Baez, da cui il suo soprannome.
Historia: Baz venne concepito dai suoi genitori durante un rave sulle rive del fiume Fiume. Nei primi mesi dal concepimento la mamma era preoccupata che tutta quella cassa dritta, che si era sorbita negli anni d’oro della house, avesse avuto ripercussioni sull’ apparato uditivo del figlio. Ma Baz ereditò soltanto la passione per la musica ripetitiva. Autore di un trattato in undici volumi sulla musica da ‘pincio’. Nella teoria sforziniana la musica da pincio è quella atta a creare l’atmosfera e le condizioni giuste quando ti stai approcciando ad una tipa che vorresti purgare. Secondo lo Sforzin al di là delle capacità seduttive di ognuno di noi, al di là della diversità di approccio e di carattere, certa musica agevola biologicamente l’umidità della mucosa vaginale. Nell’ultimo trattato, purtroppo incompiuto, Alessandro analizza le avvisaglie che precedono la fornicazione. Cito: -…se mentre la limoni sorseggiando uno cherry d’annata on the rocks a lei si forma l’acquolina in bocca, allora  è fatta. Nella ViaVerdi non ha ancora trovato lo spazio che merita, ma è campione di lancio di saponette sotto la doccia. Dice che non si fida a portare la morosa alle partite perché è giusto non avvicinare esseri di sesso femminile al russo Krasilnikov. E ha ragione.

Aggiornamento: baz sta giocando bene ed ogni volta che lui è felice ad un angelo cresce il pisello.

Mister Toffolon dice di lui: do che l’è Baz? Parrucchieri-Pettirossi: ti odio.
Ipse dixit: Cassa fitta sai che dritta! Sei uno zarro.

Fotosegnaletica di quando è stato arrestato per un accesso d'ira durante l'allenamento.

Fotosegnaletica di quando è stato arrestato per un accesso d’ira durante l’allenamento.

Verdi d’acqua dolce

Roberto Andriani a terra, soccorso da un suo compagno, dopo un terribile scontro a fuoco

Niente da fare. Nemmeno la buona volontà è stata foriera di un risultato positivo. Quando una squadra offre una prestazione generosa ma viene sonoramente punita, solitamente, fa la fine del Pescara. Mezzo passo avanti sul piano del carattere e mezzo passo avanti su quello del gioco, ma lo score è di metallo pesante: 0-3 in casa.

La Freddacronaca
C’è una certa morbidezza difensiva nei Verdi di Fiume che le altre squadre non hanno, parola di scout. Quando non più tardi dell’altro ieri scrivevo su ‘La Sizza’ che l’unico giocatore da temere dello Sporting Frosci era il loro numero 9, Triadantasio, che più che un giocatore sembrava un prodotto caseario, intendevo l’esatto opposto di ‘facciamogli fare una doppietta nei primi venti minuti’. E’ un giocatore tecnico e veloce, ma è anche alto un metro e venti e solo con lo spostamento di pressione atmosferica provocato dal battito d’ali di Krasilnikov, avremmo dovuto spazzarlo via. Teoricamente la seconda da titular del talismano Lo Coco, era un tentativo di creare un centrocampo asimmetrico e offrire più copertura alla solita difesa a 3 che, a parer personale, è esperimento da archiviare. Non tanto per il modulo in sé, che trovo convincente, quanto perché mancano gli interpreti adatti. Non abbiamo difensori atti a marcare a uomo, eccetto il già citato Krasilnikov, ieri capitano. Mister Toffolon dice bene che il centrocampo non si muove con i tempi giusti e si aprono voragini ora a destra, ora a sinistra, ora al centro, ma nei primi due gol, che poi hanno inciso sull’andamento del match, la marcatura generosamente a maglie larghe ha permesso all’acaro atomico di girarsi in area e trafiggere l’incolpevole Onori. Non è un errore di posizionamento, non è un errore tecnico: per fare i marcatori della difesa a tre, bisogna avere la predisposizione all’anticipo e alla presenza asfissiante. Andriani a centrocampo, complice uno scontro di gioco violentissimo, fortunatamente risoltosi con un grosso spavento, è rimasto un po’ ai margini della manovra. La linea dei tre cc è sempre troppo a ridosso della difesa, sia nei rilanci del nostro portiere, sia nella presenza fisica nella metà campo avversaria. Il sottoscritto ieri ha giocato nella posizione che predilige, a svariare su tutto il fronte d’attacco. E per la prima volta quest’anno mi sono sentito parte di un progetto calcistico. Certo ancora un’infinità di errori e palle perse, ma anche qualche discreto spunto e buona volontà. Giocare là davanti è una dannazione. A fine primo tempo Vaccher, Bergamasco ed io avevamo bisogno della tenda ad ossigeno ma qualche cosa abbiamo creato. Il rientro da titolare di Andrea Pascuttini, sulla fascia destra, è stato positivo ma deve ancora trovare il ritmo partita. Bene Giovannino Vaccher, nonostante  lui non abbia i movimenti dell’uomo di fascia e si sia mangiato il gol che, ad inizio ripresa, poteva riaprire il match. Rivedibile Luca ‘Il Ruvigne’ Ragogna che con i mezzi che ha potrebbe spaccare il campionato CSI ed è invece più intento a cambiarsi continuamente di ruolo in campo. Il suo limite è esclusivamente mentale: quando capirà che (visti i risultati e la sua presenza fissa da titolare) da solo non riesce a fare la differenza e che ciò non è un problema di ruolo, ma di singolarità, allora la ViaVerdi avrà acquistato un grande giocatore. Ognuno in una squadra vale uno e solo la somma tra loro di queste singolarità può contare come addizione rilevante. Nessuno è più bravo, nessuno è migliore. Contano solo la fiducia reciproca e mettere tutte le proprie energie al servizio di uno scopo che si raggiunge in cordata. Questo è il concetto di squadra, sennò rimane sempre il calcio a 5 o la scherma.

Quest’anno è bello perché, nonostante le sconfitte, c’è spazio per tutti. Personalmente sarei contento anche se rimanessi in panchina (tanto ad inizio ripresa ci vado comunque) per lasciar il posto a chi gioca o ha giocato meno. Ma che la presenza e la costanza vengano premiate è un inno allo sport e al comunitarismo.
Mi si permetta un conclusivo j’accuse: io sono ottimista. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e cerco di infondere positività a tutti, sia in campo che fuori. Per me gli errori individuali non esistono, i limiti tecnici non esistono, le sconfitte non esistono. Ma che a metà campionato si sia già a ranghi ridotti, con continue defezioni e che mister Toffolon sia costretto a ridisegnare continuamente l’assetto strutturale, è un motivo additivo a queste debacle senza fine.

Hombre vertical: Giovannino Vaccher (per la voglia), Mauro Bergamasco (perché è un toro da corrida quando vuole).

Aupa Verde

ViaVerdi vs Sporting Prata

Il pur sempre ottimo campo di Bannia

Bannia (Fiume V.)
Nell’immagine un campo lungo del terreno di gioco di Bannia, casa della VV. Come già saprete la particolarità di questo terreno, ex cimitero indiano, è di non far drenare in alcun modo l’acqua. Se i giocatori sputassero sempre su una stessa zona di campo, si formerebbero pozze istantanee di saliva.

Contando la linea di pioppi sull’orizzonte scoprirete che sono tredici, alla faccia della scaramanzia. Un’inchiesta tra i sempre più numerosi tifosi della Via Verdi, ha decretato che questa singolare curiosità meritasse l’immortalità. Ed è per questo che da oggi ‘il comunale’ verrà ribattezzato ‘Stadio dei tredici pioppi’ o, più amichevolmente, ‘Dei pioppi’. Ma veniamo all’avversario: lo Sporting Prata.

Stats

Lo Sporting Prata si presenta al ‘Dei Pioppi’ senza partite da recuperare e forte di 14 punti in 8 gare. Sono anche l’unica squadra imbattuta della Lega, motivo in più per i ragazzi di Toffolon. Squadra tuttavia che soffre di pareggite (5 su 8). L’attacco prolifico (13 reti all’attivo), però legato alle prodezze del proprio bomber Triadantasio (8 reti su 13 portano il suo autografo). Marcatura speciale per lui? La difesa parrebbe non irreprensibile ma dei 10 gol subiti, 4 provengono da un unico match, a Villa d’Arco contro la Edil Narciso; e nonostante il poker di reti subito, sono riusciti a spuntarla (4-5)
Ha fermato la capolista Budoia, inchiodandola sullo 0-0 casalingo, ma ha anche subito il pari del fanalino di coda Ellepi (1-1 tra le mura amiche). Le altre vittorie sono giunte contro l’ottima Pizzeria Grande Italia, a Cordenons e contro l’Isosystem che ci ha trattorato una settimana fa. Vengono da due pareggi consecutivi contro le non irreprensibili compagini di Fiaschetti e Quartiere Primo Maggio. Facendo un bilancio sommario, in attesa delle vhs, hanno offerto grandi prestazioni contro le più forti e ottenuto paradossalmente molto meno con le ‘piccole’. Essendo noi, con pieno demerito, tra le piccole potrebbe essere di buon auspicio. Molto più probabilmente hanno sofferto rimaneggiamenti di formazione che ne hanno compromesso la continuità di rendimento, oppure soffrono di cali psicologici contro formazioni meno blasonate. La natura dei loro pareggi (tutti per 0-0 e 1-1) e delle loro vittorie (tutte di misura) fanno supporre che sia una squadra piuttosto compatta ed omogenea in tutti i reparti, capace di reagire con veemenza al gol subito, ma incapaci di ammazzare la partita. Tolto Triadantasio, uno che le partite le ammazza da solo, ci troveremo di fronte una squadra di difficile decifrazione, che subisce pochissimi gol e probabilmente imposta le sue partite su compattezza difensiva e folate di contropiede. La mia impressione, non avendoli ancora visti all’opera, è si trovino in una posizione in classifica (complici i molti rinvii per maltempo) più alta dei loro effettivi meriti. Tuttavia un avversario da prendere con le molle. Dovremo essere bravi a non concedere occasioni in campo aperto com’è successo con l’Isosystem e sperare nella vena delle punte: il maggior problema della ViaVerdi è certamente trovare la via del gol. Anche qui le statistiche soccorrono e determinano più delle chiacchiere: 5 gol all’attivo, con 5 giocatori diversi, non sono un bottino prestigioso. Scenderemo in campo con determinazione per cancellare quell’unico 0 dalla casellina sconfitte e per dimostrare che al ‘Dei Pioppi’ venderemo cara la pelle contro chiunque.

Aupa Verde

La Plantilla: Mauro Bergamasco

Nessuno ha mai suonato un mi-minore con questa cattiveria.

Nome: Mauro Bergamasco
Soprannome: Grizù, DJ Grizù, Grigru, Bubu, Didì, Vavà e Pelè.
Ruolo: number nine e candidato alle primarie del PD.
Historia: Mauro inizia come stalker di Paolo di Radio Piper. Dopo aver scontato la condanna viene ingaggiato da TPN-Energy come imitatore di Paolo di Radio Piper. Ancora guai con la giustizia per aver cercato di organizzare sul greto della Meduna il primo rave di liscio della storia. Trovato in possesso di caramelle ‘rossana’, non proprio legali, è stato espulso dal partito. Successivamente viene fermato dalle forze dell’ordine mentre stava cercando di mettere ‘in saor’ un nero o, come preferisce dire lui, un ‘ragazzo di colore’.
Trivia: Quando ride i suoi figli piangono, anche se lui non è presente. Sentono proprio che c’è qualcosa ‘di male’ nell’aria.
Piede preferito: Il metal.
Gol 2012\2013: 1 ma no di sinistro. E uno in amichevole.

Ipse dixit: Mammamaè prega perché il mondo va più veloce di me-ah. A me non piacciono gli uomini di colore, mentre le donne di colore sì perché hanno l’interno rosa.
Rivalità: Giancarlo Magalli perché, a suo dire, gli ha rubato la prima serata per il countdown dell’ultimo dell’anno.

Sullo sfondo Parrucchieri-Pettirossi-Pettinati

La Plantilla: Giovanni Vaccher

‘Nino’ Vaccher sta pestando le dita degli avversari dello Sporting Prata in uno dei suoi famosi cocktail di morte.

Nome: Giovanni Vaccher
Soprannome: Giovanninovacchér. Il maglio. Vilma.
Ruolo: Puntero della VV (Volkswagen).
Ipse dixit: Una delle seguenti frasi attribuite a Giovannino Vaccher è sicuramente falsa. Quale? a) Devo ancora rompere il fiato. b) Eh si ma c) Chi vuole provare il mio cocktail ‘Mattanza’? d) Quando tiro in porta cerco di metterci tutta la forza di cui dispongo e chiudo anche gli occhi. e) A-Toffolon: Giovanni, stoppala e appoggiala indietro. G.Vacchèr: Per me il calcio è uno sport in cui bisogna andare avanti e non indietro, altrimenti avrei fatto rugby f) Ho le scarpe da calcio due numeri più piccole perché mi ricorda di quando facevo danza. Nelle statistiche di squadra della ViaVerdi l’unico dato costante è questo, che diventa la legge matematica Vaccher-Toffolon: per ogni match disputato ci sarà almeno uno e non più di tre tiri alti di Giovanni Vaccher.
Trivia: Giovannino è l’inventore del ‘tiro effetto scomparire’, un tiro talmente forte che il pallone pare scomparire per poi riapparire in fallo laterale.

Dicono di lui: << E’ uno dei miei due migliori figli>> (la madre). <<Buttala dentro>> (dagli spalti). << No te son bon neanca de stopar na bala>> (Parrucchieri-Pettirossi per infondere coraggio).
Segni particolari: Ha una tuta del Milan, una fascetta del Milan, un polsino del Milan, il tatuaggio della maglia del Milan di Van Basten su tutto il tronco superiore, le scarpe di suo cugino (De Sciglio), ma non ho ancora capito per che squadra tifi.

Giovannino, detto anche il bullo di cinque strade.

Giovannino, detto anche il bullo di cinque strade.

Fuori amici, in campo nemici I

Una delle cose che gli addetti ai lavori (e non) del mondo pallonaro fanno fatica a capire è che il calcio, come tante altre realtà, si regge su due assunti forse irriducibili l’uno all’altro: le storie di sport (che possono appassionare trasversalmente) e il tifo (che unifica unilateralmente); a valle, chiaramente, della macro-divisione tra chi il calcio lo pratica e chi lo guarda soltanto. Non c’entrano nulla i gol, gli scudetti, le coppe ed il fatto che sia uno sport asimmetrico, imperfetto e fondato sulle pedate e sulla discrezione arbitrale. Volete una prova scientifica di questo teorema? Quanto resistereste a vedere e rivedere partite come Chievo-Siena zero a zero (per nominare due squadre della massima serie che non fondano sullo spettacolo le proprie fortune)?
E siccome sono uno con la puzza sotto al naso, sono persuaso dalla convinzione che senza immedesimazione, questo sport avrebbe la stessa eco della scherma o del tiro con l’arco (di cui sentiamo parlare alle Olimpiadi, se va bene). Le dinamiche da tifo sono quelle che mi interessano di meno; non che la cornice non impreziosisca il quadro, ma nascondono un aspetto psicologistico piuttosto infantile. E non mi riferisco al comportamento sub-umano (o sospensione della razionalità) del tifoso da curva, ma ai motivi che portano a tifare per ‘una serie di squadre’ a matrioska. In Italia, ad esempio, la prima scrematura è offerta dalle squadre che, più delle altre e per vari motivi, si sono contese e strappate a vicenda lo scudetto negli ultimi anni (sempre). Le tre grandi innominabili che hanno un bacino di utenza nazionale. Poi le medie, a carattere più regionalistico, ma che mantengono uno statuto eccezionale. Ed infine le piccole, le squadre che pescano tifo rappresentando una città, una regione, una realtà alternativa. Non a caso per questo tipo di società si parla di salvezza come di uno scudetto. Come dicevo le motivazioni per tifare Milan, Juventus o Inter sono piuttosto infantili: gioire o compartecipare alla felicità per una vittoria  probabile. Il ché determina a catena anche rivalità dialetticamente accese tra l’una e l’altra parte. Per Roma, Lazio, Fiorentina, Napoli il discorso è diverso, ma non meno immaturo. L’indefesso tifoso giallorosso vive la propria affiliazione come fede, come anticonformismo, come una sfida uno contro il mondo. Non a caso sono i supporters più accesi, spesso politicamente schierati e fisicamente contundenti. Racchiudono una rabbia ed una frustrazione indefettibile che riversano in arzigogolati anatemi contro il Palazzo, l’arbitro, la squadra avversaria, l’incapacità gestionale della propria società. Realtà come Chievo, Udinese, Torino, invece, palesano notevoli limiti di appeal e d’immagine, tuttavia riescono a catalizzare una fidelizzazione campanilistica resiliente alla globalizzazione del sistema calcio. Ma generalizzando a questo modo si corre il rischio di perdere tutto un sottobosco di significanti che le grandi società cercano, da sempre, di obliare. Ad esempio mi sapreste spiegare perché, attualmente, la squadra per la quale tifo è l’Athletic club (al di là delle mie remote origini basche)?

Il calcio nasce in periferia, in quella lingua di terra piovosa e fangosa che è l’Inghilterra. E’ stato esportato sui carghi che partivano da Liverpool e Southampton come un bacillo influenzale. E’ approdato, ad esempio, sulle coste della Biscaglia ed ha avuto un’influenza (di origine e specie) così forte che, in un territorio in odore di indipendentismo e fortemente identitario, ha mantenuto il lemma anglofono. Potrei fare altri numerosissimi esempi in (quasi) ogni continente, ma l’importante è coglierne le motivazioni. Ho due teorie al riguardo:a) l’origine rurale del calcio e b) l’effetto immedesimazione delle leghe minori. Poco fa ho affermato che tifo e storie di sport sono termini inconciliabili; forse negli effetti, ma i due principi, a ben vedere, si integrano alla perfezione.
A) Senza scrollarsi di dosso il pesante fardello che il calcio dai grandi capitali porta con sé, esso non è uno sport per ricchi. Rende ricchi a chi lo pratica, ma all’amante del pallone questo importa relativamente. Per chi non avesse letto Nick Horby (Febbre a 90°), ricordo che nella natia Inghilterra, il calcio è sempre stato un motivo d’evasione e d’incontro dalla sfibrante vita da quartiere popolare. Ma potrei fare esempi spazialmente più vicini: chi si ricorda del vecchio stadio Moretti, nel cuore di Udine, o del vecchio Pino Grezar nella zona industriale triestina? In Inghilterra queste divisioni erano ben più accentuate, tanto che nella Londra pallonara, le squadre dei vari quartieri si assumevano il carico di ‘rappresentare’ un determinato ceto sociale, un’estrazione di nascita, che subito veniva esibita con la distinzione tra colori di casacche (stesso concetto medievale del Palio). Ma questo è anche uno dei motivi per cui quasi tutte le società importanti ci tengono ad avere un anno di fondazione ed una storia delle origini ben definita. Quasi che retrodatando nella notte dei tempi la propria nascita, si accresca lo statuto ontologico di club. E’ un processo storico-psicologico: la fierezza epica delle origini (pensate all’Eneide di Virgilio). La storia del calcio, spesso, si confonde con il mito del calcio.
B) Strettamente connessa alla prima teorizzazione, se ne trova una seconda che ho chiamato ‘effetto immedesimazione delle leghe minori’. Il calcio, le cui regole universali valgono a qualsiasi latitudine, è uno sport che perpetua e riproduce se stesso quasi all’infinito. Dal collo d’imbuto delle leghe professionistiche, passando per lo svasamento a delta del calcio non-professionistico ed amatoriale, fino a giungere alle riproduzioni miniaturizzate (calcio a 5, a 7, calcio saponato). Ciò che permea queste realtà particolari sono il verisimile rapportarsi con la matrice originaria, la genesi dello sport in sé, perdendo di strada i suppellettili mediatici, di popolarità e ristabilendo una gerarchia valoriale che fa riacquistare al calcio un’identità definita, intrigante e primigenia. Il non essersi smarrito nella mera fruizione, lo stabilizzarsi in uno sterminato cosmo accomunato da regole e rapporti, il non diluirsi del tutto nella sterile faida tra fazioni avverse, ha permesso a questo sport di sopravviversi e mantenerne inalterato il fascino. D’altra parte è evidente come il perpetuarsi della gestualità (dall’esultanza alla protesta), delle teleologie (lo scopo del gioco è vincere, fare gol, trionfare nel proprio campionato di competenza) sia una mimesi di quello che si vede, si gusta e si fruisce in televisione. Ma c’è di più. Non essendoci nessun premio, nessuna ricompensa, nessuna gloria, il calcio ruralizzato ricupera tutta un’ etica non-professionistica toccante ed attuale. Nelle squadre si instaurano rapporti di amicizia, di privilegio, d’invidia. Si formano clan, si fa la doccia separati, si cena e si esce assieme e ciò rappresenta, dentro e fuori dal campo, intere vite con tutte le contraddizioni del caso, il cui fil rouge è una palla di cuoio rotolante. L’altro giorno ero preso a guardare il palmares di un tifoso milanista che, sul suo profilo facebook ha elencato tutte le squadre in cui ha militato ed i ‘trofei’ che ha vinto. Ovviamente nulla che possa anche minimamente avergli cambiato la vita. E la percentuale di mitomania (dovuta all’essere milanista, il peggior tifoso d’Italia per via della spocchia) non intacca il senso di quel palmares: rappresentare un’esistenza comune come eccezionale.

Persino nella ViaVerdi, squadra amatoriale si creano questi rapporti controversi. Persino negli accoppiamenti in allenamento certe amicizie\inimicizie vengono a galla testardamente, stupidamente, amorevolmente. Come se anche il calcio fosse principio, o meglio paradigma, dell’esistenza. Ma questa è una storia che racconterò in seguito.

C’è chi sta peggio.

C’è chi sta peggio, ma perché ci crede troppo. Il professionismo appena leggermente macchiato dalla fede calcistica del dottor Galliani è commovente.

La cantante lirica Katia Ricciarelli, che credevo morta, è famosa per due cose: essere stata picchiata da Pippe Bauda e L’isola dei famosi con Placido Domingo. Ma come? La chiami per la fare la figura da ganzo per fare la haka di Mameli e di dimentica le parole? Ma dai.

 

Massacro a Marrakech

Il mister dell’Isosystem indica la via per la vittoria.

Dal nostro corrispondente Manlio Pestabughi
Più che un campo di calcio pareva più una radura birmana zeppa di mine anti-uomo. Oltre che ad una squadra di calcio, l’Isosystem, appare come esperimento interculturale. Eppure la succursale islamica si porta a casa agevolmente i tre punti, complice la mollezza del campo e degli avversari. Isosystem che merita ampiamente la vittoria e forse il 2-0 è un risultato addirittura stretto, per ciò che si è visto in campo.

La Freddacronaca.

Difficile salvare qualcosa in questa ViaVerdi. Ampiamente rimaneggiata nell’organico complici numerose assenze, vede persino l’esordio da titolare del talismano Lo Coco che, alla fine, risulterà uno dei migliori in campo, almeno fino all’infortunio che l’ha costretto ad abbandonare il terreno dello ‘Sfriso’ a mezz’ora dalla fine. Tante le cose che non hanno funzionato e le statistiche appaiono impietose: un tiro fuori dallo specchio nel primo tempo (saranno 4 in totale in tutta la partita). Difesa a tre bucata ripetutamente, soprattutto a sinistra e al centro, dove non c’è stata adeguata copertura del centrocampo. Attacco sterile e centrocampo assente o spaesato dalla metà campo in su. Le novità tattiche innestate per necessità da mister Toffolon sono lo spostamento sull’ala destra di Denis Mior e il frangiflutti Lo Coco sul centro-sinistra. Davanti la solita coppia di peso Vaccher-Bergamasco. Mior ci mette grinta, voglia e gambe ma il ruolo limita notevolmente le sue capacità e caratteristiche. Dalla sua parte, a destra, e dal centro arrivano i pericoli maggiori per la ViaVerdi. E proprio da una brutta palla persa dello stesso Mior, arriva il gol del 2-0 in chiusura di primo tempo che spezza le gambe ai verdi di Fiume. A sinistra, con qualche affanno, l’impostazione a uomo data da mister Toffolon funziona adeguatamente e Lo Coco sbriga il compito con dignità. Il sottoscritto all’ala sinistra ha registrato la miglior prestazione della stagione, che  è da 4 in pagella in ogni caso. Avanti è notte fonda, ma le attenuanti continuano ad essere molte: 1) L’isolamento delle punte è un dato di fatto. Il centrocampo è intento a contenere più che ad offendere ed i centrali di centrocampo, che sono anche gli uomini con i piedi migliori della squadra, vengono costantemente pressati e non riescono ad offrire appoggi puliti per le punte. 2) Comprendiamo tutti che il calcio amatoriale è calcio d’altri tempi, ma palla lunga e pedalare, con campi pesanti come questi è un suicidio tecnico. 3) Ci sono almeno 25\30 metri tra la linea di centrocampo e le punte. La richiesta di Toffolon è semplice: la punta scende a prendere l’appoggio, difende palla e fa salire la squadra. Purtroppo tra imprecisione di passaggi, tra la pressione costante degli avversari, tra il terreno infido che rende impossibile un controllo adeguato e tra che nessuno sale ad assistere le punte, l’unico schema d’attacco della ViaVerdi risulta neutralizzato in partenza. Infine le punte e le ali corrono a vuoto cercando un pressing ad ondate mal interpretato, che sfianca e sfiducia.
La difesa è una groviera. Ragogna inanella consueti errori di posizione che lo responsabilizzano sul primo gol. Verardo, a mio avviso altro migliore in campo, manca l’intervento di testa che spalanca le porte dell’area di rigore per il 2-0. Dalla parte di Yuri Krasilnikov gli avversari arrembano con meno intensità, ma certi interventi insicuri sono il risultato di una prova generale scarsa. Problema di testa?

In realtà la croce non la si può proprio addossare a nessuno. Gli errori individuali potranno avere anche un nome ed un cognome, ma è la squadra ad essersi espressa sotto media in tutti i reparti. E’ anche un problema di condizione. Una settimana senza allenamenti a causa del maltempo, ha certamente influito sul rendimento di alcuni giocatori che hanno bisogno di continuità polmonare. Sappiamo che Toffolon è un aficionado della difesa a tre, ma viste le continue amnesie non sarebbe il caso di provarla a 4, anche a partita in corso? Vista la presenza di centrocampisti dai piedi buoni come Roberto Andriani (tosta la sua partita) e Denis Mior, nonché del sottoscritto che i piedi buoni non li ha ma un minimo di visione di gioco sì, perché l’esperimento mezzapunta centrale non è stato riproposto, dopo la buona prova in amichevole pre-campionato contro il primo maggio? Paura di prenderle? Se le prendiamo comunque, il problema non si pone. Chiaramente non ci sono solo dilemmi tattici da sbrogliare. Gli schemi d’attacco, al plurale, non esistono. Esiste LO schema d’attacco che non viene quasi mai eseguito seguendo le consegne. Si spera nella giocata individuale, nell’estro di qualcuno che non arriva mai, soprattutto su campi come questi. Insomma una brutta involuzione di gioco e di iniziativa, speriamo foriera di una reazione da parte dei neroverdi.

Hombre vertical: Lo Coco (per l’impegno), Verardo (per aver salvato la baracca) e Andriani (per la gagliardia).

Isosystem vs ViaVerdi

La Livenza

Dal nostro corrispondente Manlio Pestabughi
L’avvicinamento al campo ‘Sfriso’ è per mezzo di una motovedetta dei Vigili Urbani sacilensi adattata per dragare gamberi d’acqua dolce sulla Livenza. Mi accompagnano nella traversata il comandante Piero Sacile e il soldato semplice Mario Sacile, poiché mister Toffolon mi ha intimato un sopralluogo sulle risaie del disastro.

Difficile immaginare come in soli tre giorni (di cui due baciati dall’estate di san Martino) il campo ‘Sfriso’ possa esser tornato agibile, eppure i miracoli avvengono soprattutto in tempi di recessione. Ma senza scomodare la Madonna della Livenza, è stata l’operosità dell’uomo a permettere tutto ciò. D’altra parte gli avversari di stasera, non a caso, si chiamano Isosystem e se non ne sanno loro di sistemi di isolamento dall’acqua, who else could know?

Gli avversari: Isosystem

Sul sito ufficiale della società sacilense (che trovate cliccando sul link sopra), alla sezione ‘galleria’, potrete ammirare le schede dei giocatori che compongono la rosa. Ne estrapoliamo per voi una a caso:

Pareti Divisorie

Una parete è un elemento architettonico verticale (ma dai), composto da un volume piano dallo spessore ridotto rispetto alla lunghezza e alla larghezza (chiaro, no?). Le pareti in cartongesso sono strutture verticali autonome ed autoportanti ( si portano e vanno in giro da sole).

Lisosystem, crasi di due termini di derivazione celtica ‘Liso’ che significa ‘fiume’ e ‘system’ che significa ‘cartongesso’, sono la quarta forza del campionato di serie B CSI, che ha portato sulle sponde de ‘La Livenza’ una dote di 10 punti in 6 giornate (con una sola partita in meno), frutto di 3 vittorie e un pareggio. Attacco piuttosto prolifico (12 reti, secondo della graduatoria), ma  il contro-soffitto in cartongesso difensivo non è impermeabile agli attacchi avversari (11 reti subite e un misero +1 nella differenza reti). Il ruolino di marcia interno è impressionante e spicca la vittoria contro la capolista Budoia (4-3), con gli ospiti che sperperano un triplo vantaggio. Stentano, invece, con squadre meno blasonate ma che si difendono con ordine (pareggio con il Campetto e vittoria di misura con l’ultima in classifica). Nell’ultimo turno interno hanno sconfitto il Quartiere Primo Maggio per 1-0. Squadre altalenante, quindi, con grossi calibri in avanti e molte amnesie difensive. Bisognerà fare attenzione alle loro sfuriate, giocare con personalità ed attaccare gli spazi che la difesa sicuramente concederà. Ci separano 8 punti in classifica, vedremo se sul campo il gap verrà ridotto.

Stasera ore 20.30 campo Sfriso Sacile.

Aupa Verde!