Edil Narciso – Via Verdi 3-1 (4° giornata apertura)

Se il buongiorno si vede dal mattino, quello che ci aspetta è probabilmente un pomeriggio di merda. Terza partita (anche se trattasi della 4° giornata), terza trasferta, terza sconfitta. Ultimo posto solitario, 7 gol subiti e 3 fatti. Dalle brumose tribune del campo sportivo di Villa d’Arco che, grazie alla geniali intuizioni del progettista, sembrava di stare a venti chilometri dal campo, si levava un vorticoso turbinio dalle mie camel blue ™. Nervosismo o umido? La seconda. Questo inizio campionato per il sottoscritto è un lungo calvario tra infortuni, cardiopatie e scelte tecniche.
Al Via Verdi manca praticamente tutto il centrocampo titolare. O meglio, mancano alcuni centrocampisti, perché la titolarità non è una certezza da queste parti. Mister A prova ad inventarsi una formazione d’emergenza, affidandosi alla consueta linea difensiva a tre e tre punte. Dopo la fallimentare prova con la Ghiranova, questa potrebbe essere definita la Kobarid del 3-4-3, modulo per ora troppo avanguardista per gli uomini di Mister A.

La Freddacronaca.

Giungo nella desolata località cordenonese poco prima della fine del primo tempo. Un tempestivo sms dalla panca mi anticipa che la situazione langue su un onorevole 1-1. Ma si sa, se le partite durassero solo un tempo, la Via Verdi sarebbe già campione d’inverno. In lontananza, trasportate da una densa foschia novembrina le truci note lisce della sagra paesana che conferiscono al contesto quel tanto di farsesco che ci sta. Si chiude il primo tempo e l’unica cosa importante da segnalare è la presenza di ben 18 persone sugli spalti. 17 sono lì per tifare le gesta dell’Edil Narciso con la maglia del Cagliari e uno, che sarei io, rimane neutrale. Mi dirigo verso il tunnel degli spogliatoi. Il nibelungo Fantin è scuro in volto. El portero è stato causa efficiente del pareggio dell’Edil Narciso. Una papera su calcio da fermo che punisce gli uomini di Giuseppe Verdi, ben oltre i loro notevoli demeriti. La ripresa incomincia con piglio, almeno fino al 2-1 dell’Edil Narciso, di nuovo su punizione. Dalle tribune la barriera sembrava posizionata da un guercio ubriaco (punizione da limite e solo due uomini in barriera?)e il lesto attaccante Larrivey non ha faticato a scavalcarla con un lento destro a giro che si infila nell’angolino basso alla destra del colpevole arquerp (il ragazzo ha potenzialità, è stata solo una giornata no). Da quel momento la squadra è scomparsa. Nemmeno un improvvido time out – regola talmente assurda che sembra, per un attimo, un altro sport- infonde vitalità ai bianconeroverdi. Un pianto. Tre passaggi di fila sembrano un’utopia. Il centrocampo è completamente schiacciato a ridosso della linea difensiva che appare sfilacciata e svagata. Tra centrocampo e attacco ci sono 50 metri colmati con lanci lunghi irraggiungibili per gli attaccanti laterali. Gli avversari fanno possesso, triangolano a centrocampo e giocano bene facendo le sovrapposizioni sulle fasce. Gli uomini di Mister A brancolano nel buio, sono sempre lontani dall’uomo e non anticipano MAI l’avversario. Difficile si tratti di sola deficitaria condizione fisica. Molti giocatori paiono fuori ruolo. Alcuni irritanti nella estenuante ricerca della giocata individuale. Altri ancora non conoscono bene la posizione da occupare in campo. Parrucchieri-Pettirossi (allenatore in seconda), che nella ripresa è guardalinee designato, si sbraccia così tanto che sembra una rievocazione storica con tanto di sbandieratori. Il 3-1 è solo conseguenza ovvia di un predominio assoluto dei padroni di casa e sigillo al match. Due occasioni mancate dal puntero Vaccher (autore del gol della bandiera) non possono essere alibi sufficiente. C’è da lavorare sodo, sulle gambe ma soprattutto sulla testa dei giocatori, perché da fuori l’impressione è che ci si trovi innanzi a dei ragazzi intimiditi, che hanno paura di sbagliare. O forse disorientati dall’incapacità della guida tecnica a farsi capire. Ciò che viene provato in allenamento, non viene poi messo in pratica in partita. Queste le parole di un sagace Mauro a fine partita. A parer mio due sono i motivi: o c’è gente che gioca solo per mettersi in mostra, per fare il dribbling, per se stesso. Oppure i limiti tecnico-tattici sono così indiscriminati che ci si dovrà allenare anche nel sonno. Il sottoscritto scrisse di sé non più tardi di una settimana fa che contro il Ghiranova si sarebbe tolto a pedate dopo 7 minuti. Bene, oggi che non ho giocato, posso dirvi che c’è gente che le pedate le meriterebbe fino a casa e che ha giocato tutta la partita. Segno che manca un’ossatura forte, un’idea di squadra, l’anima e il sacrificio per il compagno. Si gioca tanto per. E direi che i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Aupa Verdos.

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